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mercoledì 5 novembre 2008

IL MONDO NUOVO DI OBAMA

E' sempre un privilegio assistere al compiersi della storia, sebbene attraverso la televisione. Il discorso di Obama, le lacrime di Jesse Jackson, la festa popolare, l'entusiasmo, l'uscita di scena di George W. Bush. La Casa bianca ospiterà un nero, meno di cinquant'anni dopo la fine della segregazione negli Usa, quarant'anni dopo l'assassinio di Martin Luther King, e pochi anni dopo il giuramento dei primi segretari (ministri) di colore, Colin Powell e Condoleeza Rice.
Ciò che ieri sembrava impossibile, o ancora improbabile, oggi è accaduto.
La storia accelera, ed ora si appresta a cambiare radicalmente il volto di un intero paese.
E' importante, la vittoria di Obama. Straordinariamente importante.
Ma ora che gli Stati Uniti si apprestano ad esser governati da un nero, ci accorgiamo che essi non sono più la guida economica del pianeta, che lo scettro economico è passato da Occidente ad Oriente.
Questo cambiamento, insomma, potrebbe esser giunto in ritardo.
Cina e India sono in grado di condizionare, di determinare, l'andamento borsistico, il prezzo del petrolio, del rame: delle azioni e delle materie prime. E se il vecchio sovrano s'illumina, il nuovo s'incarognisce.
Se domani gli Usa firmassero il Protocollo di Kyoto, la Cina avrebbe un motivo in più per non farlo.
Se l'altro ieri il problema era la Russia, e ieri il terrorismo, oggi è la competizione globale, e il conseguente impoverimento del pianeta.
Ieri, si comprimevano i diritti di alcuni.
Domani, in discussione saranno i diritti di tutti.
E possiamo occuparcene solo oggi.
E' questa l'agenda politica di Obama. E la nostra.
E' la storia, bellezza.

mercoledì 29 ottobre 2008

LA TERRA CHE VERRA'

Mi piacerebbe vedere una manifestazione per l'aria pulita, un corteo contro lo smog, l'apertura di un tg sullo sforamento dei limiti di emissione di CO2, un sit in dinanzi a Montecitorio e alla rappresentanza Onu in Italia per l'educazione alla natalità, nel nostro Occidente ed anche nei paesi poveri e in quelli in via di acceleratissimo sviluppo, una proposta di legge sull'educazione al riciclo delle materie prime sin dalle elementari, una polemica coltissima sull'opportunità di vendere le merci al dettaglio (eliminando il dannosissimo packaging) e una polemica becera con tanto d'insulti sul filtraggio delle ciminiere nei petrolchimici, un'azione di disobbedienza civile contro i metalli pesanti nei biscotti e nelle merendine e una class action contro il fumo, i grassi idrogenati e le raffinazioni alimentari, un simposio sulle vernici tossiche e un concerto in memoria delle vittime dell'amianto, un dibattito parlamentare infuocato sulla decrescita e le limitazioni allo sfruttamento delle risorse non rinnovabili.
Preferirei tutto questo ad altre manifestazioni, ad altre indignazioni.
Ma sono diventato scettico.
Mi chiedo: qual è l'agenda politica dei giovani leader di questo paese, a destra e a sinistra?, e perché sono così vecchi anche i giovani?
Avete mai visto un leader politico italiano impegnato nel semplice gesto d'andare in bicicletta, rinunciando all'auto blu?

Nella foto, il leader tory inglese David Cameron. In bicicletta.

martedì 3 giugno 2008

TERREMOTO RIFIUTI

In Campania c'è stato il terremoto rifiuti. E' ancora in corso, a dire il vero.
In Sicilia, in vitro, stiamo forse assistendo allo stesso fenomeno.
Le avvisaglie, le prime scosse, sono di questi mesi, e di questi giorni.
La chiusura temporanea di Bellolampo, da parte di un pm, per fatti amministrativi (anch'essi rivelatori: ritardi, proroghe) e l'annuncio della prossima chiusura definitiva, comunque, per via dell'inevitabile riempimento dell'ultima vasca disponibile.
I rifiuti accumulati sulle strade di Messina, per via di un vortice di stipendi non pagati, scioperi, cassonetti bruciati e inchieste della magistratura.
I rifiuti di Enna, anche qui, per via di stipendi non pagati et cetera. Qui, però, ad Enna, mancano i soldi. Le tasse sui rifiuti le pagano solo 3 cittadini su 10. Troppo care, visto che, con il nuovo tariffario, sono aumentate del 300 per cento.
Tornando a Palermo, ci sarebbe da dire dell'Amia, dei lavoratori che si apprestano ad uno sciopero dello straordinario, e in provincia, del Coinres, già al centro di uno scandalo per un'infornata di assunzioni, delle proteste dei lavoratori vecchi e nuovi.
Insomma, il sistema sta esplodendo.
Brutto affare.
Di chi è la colpa?
Qualcuno dice che sia degli Ato Rifiuti. Inefficienti e costosi? Tocca alla Regione accertarlo. E in fretta. E già che ci siamo, Palazzo d'Orleans potrebbe dare uno sguardo anche agli Ato Idrici.

martedì 22 aprile 2008

L'EMERGENZA INSICUREZZA

Ancora per qualche giorno, l'emergenza sicurezza sarà a parole in cima all'agenda politica dei nostri rappresentanti in Parlamento.
Ieri sera, a Porta a Porta, Di Pietro ha detto che agli imputati di certi reati occorrerebbe vietare il Gratuito Patrocinio. Pensavo d'aver sentito male, o d'aver capito peggio. No. L'ex pm, leader dell'Italia dei Valori, lo ha ripetuto. Eppure. Il rischio che si rinvii a giudizio un innocente è elevato. E pure un colpevole confesso di omicidio ha diritto ad un processo che con equità distingua tra occasionalità non ricercata e sistematica spietatezza. A riportare su un terreno "occidentale" il dibattito, è stato Castelli, della Lega.
Simili rovesciamenti servono. La resa dei conti con certi pregiudizi è già iniziata. Però. Mi chiedo. Quanto tempo occorrerà per giungere ad una riforma della Giustizia che restituisca a ciascuno il timore dello Stato?
Il rischio che certi reati si ripetano è una delle condizioni per l'applicazione della custodia cautelare. Ciò che potrebbe soccorrere alla durata del processo, se fosse ragionevole.
Il tema, allora, è far sì che vadano a processo le sole inchieste capaci di passare un vaglio di fondatezza, e che questo vaglio, a maggior ragione, vi sia tra il primo e il secondo grado.
Ciò però imporrebbe una qualche modifica al concetto di obbligatorietà dell'azione penale, e una qualche variazione dell'ordinamento giudiziario.
Da noi, come sempre, l'emergenza vera è l'insicurezza: dinanzi ad un problema vero, non sappiamo - quasi mai - come comportarci.

domenica 20 aprile 2008

INTELLETTUALI E POLITICA

Nel suo editoriale di oggi, Paolo Mieli analizza con proprietà e concretezza le cause della vittoria dell'alleanza tra Pdl e autonomisti, della sconfitta dell'alleanza tra Pd e Italia dei Valori, dell'esclusione dal Parlamento dei partiti della Sinistra Arcobaleno.
Nelle pagine interne, alle quali è rinviata la seconda parte del suo editoriale, Mieli scrive: "I limiti per Veltroni sono stati tre: quello di non avere una solida base culturale di riferimento (alla sinistra manca un Tremonti, cioè un politico di primo piano che produca analisi innovative in sintonia con quello che si dibatte nel resto del Pianeta); quello di aver prodotto un eccesso di ammiccamenti a culture ed esperienze internazionali di complesso amalgama; quello ormai consolidato (nel senso che lo ha ereditato dai suoi predecessori) di non aver capito che il Nord merita un'attenzione strutturalmente diversa".
Qualche considerazione, al riguardo.
L'editoriale di Mieli, anzitutto, è un editoriale politico. Nel senso che ha un'intenzione sommamente politica, e non punta, non solo, ad una mera analisi dei fatti secondo le categorie del Politico.
Il direttore del Corriere vuol spingere il PD ad una presa d'atto delle mutate condizioni del nostro Paese. Dal punto di vista economico e sociale.
Mieli, però, trasferisce dalla prima pagina alla trentesima (nella parte interna dell'editoriale) la riflessione che dovrebbe apparire centrale, nel suo quasi del tutto condivisibile ragionamento.
Il PD - sostiene Mieli, che è giornalista e storico di vaglia - non ha una solida base culturale di riferimento.
Il PD, tuttavia, è l'erede di almeno tre tradizioni politiche e culturali.
Quella comunista. Quella democristiana. Quella laica progressista (almeno in parte).
La prima di esse ha di fatto dominato la Cultura italiana per oltre mezzo secolo, dopo la seconda guerra mondiale, avendo di fatto rappresentato la prima delle opposizioni al Fascismo, durante il ventennio che precedette il conflitto.
Al di fuori di quell'Universo, un intellettuale non poteva dirsi tale: per la sua distanza dalle masse, per la sua non adesione allo schema gramsciano. Le conseguenze di questo stato di cose potevano esser misurate nell'insegnamento, nel giornalismo, nella letteratura, nelle arti.
Potremmo dire anche del contributo del cattolicesimo politico al nostro Paese, e di quello di parte laica.
Quasi a metà degli anni Novanta, l'avvento di un'alleanza autodefinitasi di Centro Destra violò due tabù.
Destra era parola impronunciabile: nell'accezione italiana, era sinonimo di Fascismo, Golpe, Repressione, Arretratezza.
Con il Centro Destra, si schierarono numerosi "intellettuali": Colletti, Ferrara, Melograni, Urbani (solo per citarne alcuni, tra i più celebri).
Oggi, rispetto ad allora, la situazione sembra affatto rovesciata.
Ed è da questo punto che bisogna ripartire: dalla centralità della questione culturale. La sinistra non ha più intellettuali in grado di decodificare la realtà e indicare punti d'approdo, nuovi territori. E ciò non vale solo con riferimento all'interpretazione dei segnali del popolo delle partite iva del Nord.
Non è un Tradimento dei Chierici.
E' il mondo che sta cambiando. Il mondo intero.
Siamo certi che nel Centro Destra non se ne siano accorti?

giovedì 17 aprile 2008

GLI EFFETTI DEL VOTO

L'assenza della Sinistra Arcobaleno dal Parlamento produce già adesso i suoi primi effetti. Tra i militanti dei quattro partiti che avevano dato vita al raggruppamento, anzitutto. Sono effetti dolorosi, per il valore attribuito all'esercizio dell'attività politica. Per i valori messi in gioco. Per la funzione salvifica attribuita al partito.
Serviranno degli anni per riassorbire i conflitti che inevitabilmente si apriranno in quello schieramento, e per costruire un nuovo sistema di relazioni.
Occorre avere del rispetto per questo processo. Ed è stato un segno di raggiunta civiltà politica l'ascoltare le parole di attenzione che sono state pronunciate da numerosi esponenti degli altri schieramenti.
Ma ci saranno degli effetti anche su questi ultimi.
Per il PD, saranno effetti tendenzialmente inclusivi di porzioni della Sinistra Arcobaleno.
Nel Centro Destra attuale, una duplice probabile conseguenza: un atteggiamento di pacificazione, nei confronti della principale opposizione parlamentare (il PD), e di apertura alle istanze sociale dei ceti più deboli, che molti anni fa avevano un rapporto simbiotico con la sinistra radicale ed ora, sempre di più, si rivolgono alla Lega.
C'è un aspetto, infine, che occorrerà valutare meglio. Il mutamento del rapporto dei cittadini con la politica. Più individualistico, e più diffidente nei confronti del potere ordinativo delle istituzioni. Anche in questo, più anglosassone: vogliamo contare - sembra che dicano i cittadini elettori - sulla nostra libertà, e su uno Stato che la garantisca, e sia meno invadente. Vale per il Fisco, vale per lo Stato Sociale, per la Sicurezza e per l'Immigrazione.

mercoledì 16 aprile 2008

OLTRE IL NOVECENTO

Nel prossimo Parlamento nazionale, i soli eredi delle tradizioni politiche novecentesche saranno i rappresentanti dell'Udc, con poco più del 5 per cento dei voti, buona parte dei quali siciliani. Gli altri, comunisti e socialisti in primo luogo, resteranno fuori.
Il partito più vecchio sarà la Lega, che guarda al cuore tedesco d'Europa.
I due partito più nuovi traggono invece la loro prima ispirazione dalla tradizione politica anglosassone (nella variante d'oltre atlantico).
E' questa la Seconda Repubblica, sgusciata finalmente fuori da un uovo deposto sedici anni fa, al culmine della stagione conosciuta come Mani Pulite.
Ora, sarebbe un errore prendere atto della nuova situazione ed usare comunque i vecchi criteri d'analisi: la divisione in destra e sinistra, anzitutto.
Come hanno intuito alcuni commentatori che s'autodefiniscono di sinistra.
Non è un caso che Marco Revelli, studioso d'area della Sinistra Arcobaleno, individui nella strutturazione territoriale della Lega una possibile risposta alla crisi irreversibile del suo schieramento di riferimento (Revelli però si ferma lì, e non coglie l'elemento fondamentale del successo della Lega: i Lumbard rappresentano gli interessi popolari, siano essi il Fisco, il Welfare o la Sicurezza).
E nemmeno è un caso che il Movimento per l'Autonomia di Raffaele Lombardo, simmetrico corrispondente della Lega al Sud, abbia di fatto inaugurato la seconda e più importante fase della sua esistenza: aprendosi ad altre aree culturali, già nella fase di composizione delle liste, ed ora nel tentativo di dar vita ad una giunta regionale siciliana "nuova".
Il punto d'arrivo, per l'MPA, è un Partito del Sud. E già, tra gli scontenti del Partito Democratico, par di cogliere alcuni rilevanti segni d'interesse.
Se la Seconda Repubblica è cominciata, non tutto - del suo concretarsi - è ancora visibile. E la gestazione, ancora in corso, di PDL e PD, riserverà certamente delle sorprese. La prima delle quali potrebbe esser questa: ci saranno altre robuste formazioni politiche, nel complicato scacchiere italiano.

martedì 12 febbraio 2008

IL DIAVOLO NEGLI SLOGAN

Non si può dire di molto, di questi tempi. Non degli argomenti più in voga, non dei più curiosi.
Lo fanno in tanti ed è come aggiungere dell'acqua al mare.
C'è un eccesso di opinioni, e nuotare controcorrente è davvero difficile.
Così, non resta che occuparsi dei dettagli, in cerca del diavolo che vi si nasconde.
Le elezioni, ad esempio.
La sloganistica lascia filtrare alcuni degli orrori che presumibilmente ci attendono, al chiuso delle camere votanti. I creativi, che svolgono adesso il compito che un tempo fu dei retori, mostrano segni d'afasia.
In uno dei primi manifesti di questa tripla campagna elettorale, ho letto di qualcuno che si dice "per il fare". E aggiunge: "Non amo la retorica". O meglio: gli fanno aggiungere, in un carattere più piccolo dello slogan principale, e in un colore biancastro, un po' sbiadito. Quasi un "a parte". Di un'ottava più basso rispetto alla battuta rivolta all'interlocutore. Ammiccante. E timido.
Ma come si fa a dire: non amo la retorica? E' come, dinanzi all'obiettivo, proclamare: detesto le telecamere.
Retorica è ciò che consente di mostrare in una buona luce le proprie buone idee.
E' politica.
Tra le tante forme di retorica, al contario, la più abusata, negli ultimi anni, è proprio quella del Fare.
Se non altro, per l'evidente sproporzione tra i Fatti maiuscoli che ci attenderemmo e i minuscoli che sollevano la nostra indignazione.
Detesto i moralismi, e ancora di più, quest'omeopatica applicazione di moralismo al moralismo di Caste e Bacchettoni. In attesa di una guarigione impossibile.
Cos'altro leggeremo, sui manifesti di questa tripla campagna elettorale?

martedì 5 febbraio 2008

UNA "COMMISSIONE ATTALI" PER LA SICILIA

Si fa la guerra sui nomi. A destra e a sinistra. E non dico che non sia giusto. La politica ha le sue sacrosante esigenze. Almeno finché non troviamo un altro modo per gestire la cosa pubblica.
Però.
La Sicilia ha un bilancio regionale ingessato, che per gran parte è destinato alle spese correnti. Ha una Pubblica Amministrazione inefficiente e surdimensionata. Dei servizi pubblici invecchiati e inadeguati al presente: figuriamoci al futuro.
Ora, qualcuno dirà: prima i programmi. No, non genericamente di programmi, occorre occuparsi. Ma di poche cose essenziali.
Serve uno sguardo lucido. Un principio. Una leadership intellettuale.
Partiamo dal fatto che il meglio della politica e delle competenze intellettuali e professionali siciliane - che insieme potrebbero dedicarsi a smontare il Bilancio, a liberare risorse per investimenti, a snellire l'amministrazione, a svecchiare i servizi - si trovano variamente dislocate nei due schieramenti politici e culturali.
Perché non immaginare, allora, sul modello francese, una sorta di "Commissione Attali" per la Sicilia? Senza pregiudizi. Senza etichette.
A Gettone Zero, ovviamente: che lavori per la Comunità, e non per le proprie tasche.
Lavorare per il bene comune, per inciso, è antimafia.
Perché non pensare - anche per Palermo, visto che si sta già trasversalmente ipotizzando per Roma - ad una fase costituente?
Volendo far dell'ironia, si potrebbe dire ricostituente.
Una legislatura che consenta le riforme.
Un passaggio dal vecchio al nuovo.

lunedì 22 ottobre 2007

IL CORAGGIO DELL'OCCIDENTE


Ci vuol coraggio, per provare a guardarsi intorno con una certa onestà intellettuale.
Il Presidente iraniano dice che Israele, "l'Entità", va cancellata.
Il rappresentante iraniano ai negoziati internazionali sull'atomica si licenzia (su richiesta che dall'alto arriva, immaginiamo), perché troppo moderato.
Gli esperti dell'Aiea sostengono che tra 5, 8 anni al massimo, l'Iran avrà la sua atomica.
Gli Stati Uniti non vogliono rimanere alla finestra, e studiano un attacco convenzionale dall'alto (bombardamenti), ultimo passo prima della guerra sul terreno.
E così, con l'aggiunta dell'Iran dilagherebbe quel conflitto che già oggi coinvolge Afghanistan, Iraq e Siria (forse pronta al gran passo, per via dell'entente con l'Iran svelata da Israele e del primo atto di guerra sul suo territorio: il bombardamento di siti nucleari proprio da parte di Israele).
Un allargamento che rischia di coinvolgere altri Paesi - dalla Turchia all'Egitto - e di destabilizzare ulteriormente paesi più piccoli ma non meno importanti, Arabia Saudita in testa.
Ci vuol coraggio a restar tranquilli, mentre si studia - a Washington, Mosca, Pechino, Teheran, Damasco, Ankara, Il Cairo - sullo svolgimento di una possibile Terza Guerra Mondiale.
Non son tra quelli che difendono i cattivi - Ahmadinejad, i Talebani, Osama e Al Qaeda - e se la prendono con l'Occidente e le sue colpe coloniali ed imperiali.
Ma, per la miseria, vorrei che fosse tutto un brutto sogno.
Non c'è un luogo in cui ragionar di queste cose: l'Onu è preda di interessi oscuri e trasversali, e non vi è diplomazia che tenga, dinanzi alla scommessa folle di alcuni, dico di Cina e Russia, innanzitutto, di far saltare il banco e prender tutto il piatto, costi quel che costi.
E così, nel bel mezzo di questo caos, la Russia annuncia il riarmo, la Cina sostiene il regime assassino della Birmania, ed entrambi impediscono ogni pressione sui fondamentalisti islamici che costituisca un'alternativa alla guerra.
Negli Stati Uniti, infine, è bene cominciare a dircelo, si son commessi errori, si son dette bugie, si son fatte immonde speculazioni.
La risposta? Sarebbe l'Europa, se fosse in grado di darsi un'autonoma politica estera (forse con nuove istituzioni comunitarie), e se fosse in grado d'intrecciare nuove e inedite alleanze, a partire dal continente africano e da quello asiatico; se fosse in grado d'indurre il nostro sistema occidentale, Europa e Americhe, ad un'effettiva apertura alla collaborazione sui temi autentici della cooperazione allo sviluppo sostenibile.
Non è populismo. E' buon senso.

sabato 20 ottobre 2007

SALVIAMO I BLOG


Nessuno può dire che un altro è un ladro o un assassino: a meno che quello non lo sia davvero, e che ciò non risulti da una sentenza passata in giudicato.
Nessuno può insultare il prossimo, denigrarlo, provocargli un danno esistenziale, o economico: a parole, su carta, su un Blog.
E dunque, che servano delle regole e delle responsabilità è fuori discussione.
Quel che davvero non va, nel disegno di legge del governo sulla registrazione dei Blog come testate giornalistiche, è la previsione di norme autorizzazioni procedure.
Il fatto è che il Blog si costruisce semplicemente: si progetta, si monta, si arricchisce quotidianamente.
In Italia come altrove, l'autore è solo dinanzi al suo computer.
E in Italia, far qualcosa in modo semplice è davvero un fatto eccezionale.
Se ci si dovesse scontrare con la Burocrazia, sarebbe la fine d'ogni entusiasmo.
Il Blog è l'ultimo spazio di libertà che ci è concesso: non dall'arroganza dei politici (che hanno tante armi per ridurre qualcuno al silenzio), bensì dall'inerzia del burocrate.

venerdì 14 settembre 2007

L'AMBIENTE LIBERALE


Diciamo che l'espressione prodiana - Un nuovo patto con la natura - sa un po' di sociologia e un po' di concertazione sindacale: di quell'accademia che s'accontenta di frequentar la politica.
Ma il nocciolo della questione è quello: mettere insieme talenti diversi.
Se però la politica d'ogni parte volesse stringer davvero "un nuovo patto con la natura", allora dovrebbe liberare il territorio e le imprese di quei freni che impediscono uno sviluppo compatibile con l'ambiente.
Faccio qualche esempio.
Cosa impedisce alla Sicilia di dar vita a parchi eolici e solari?
Cosa impedisce alla Sicilia di ammodernare la sua rete elettrica, obsoleta e inadeguata all'implementazione di energie rinnovabili?
Cosa impedisce alla Sicilia di riconvertire delle colture agricole oramai fallimentari, e sostenute dal soldo pubblico, in più redditizie colture di mais, utili alla produzione di plastiche bio degradabili? Con tutto l'indotto industriale che si può facilmente immaginare.
L'assenza di un modello di sviluppo condiviso, ovviamente.
Ma c'è dell'altro.
La Sicilia, dal punto di vista economico, al pari del resto d'Italia, è terra di conquista.
A dettar l'agenda degli investimenti, sono i grandi attori economici, che impongono i tempi e le modalità dello sviluppo più convenienti (dal loro punto di vista).
All'analisi delle vocazioni e delle opportunità, si sostituisce una contrattazione legata agli interessi dei singoli.
Il paradosso, solo apparentemente tale, è che lo sviluppo compatibile con l'ambiente necessita oggi più che mai di liberalismo, e non di iperstatalismo.
Servono le liberalizzazioni - anzitutto in materia d'energia -, e la rinuncia ad ogni forma d'assistenza pubblica all'impresa deficitaria: se non mirata alle riconversioni produttive.
Oggi è solo un fatto culturale. Deve diventar politica.

domenica 9 settembre 2007

DOPO I PROFETI, L'UOMO FORTE


Si è celebrato il V-Day, ieri.
La giornata di protesta indetta da Beppe Grillo ed altri, in tutta Italia, contro corruzioni e corruttori d'Italia.
V-Day, come il D-Day, che stava a significare l'invasione della Normandia: D come The, The Day: il Giorno. E la V, come tutti sanno, è l'iniziale del più celebre degli insulti.
Ho ascoltato, su Radio Radicale, una parte del discorso pronunciato da Grillo.
E ne ho provato una gran pena. In quella voce arrochita, fluivano giudizi durissimi sulla nostra classe dirigente. Tanti gli esempi: gli scandali in cui la Telecom ed altre grandi imprese italiane sono state coinvolte, i condannati in via definitiva eletti in Parlamento, l'espropriazione di diritti fondamentali del cittadino, la devastazione ambientale.
E tuttavia, ad ogni reiterazione dell'insulto, sempre quello, gli applausi e le urla di condivisione, crescevano e si facevano, alle mie orecchie, violentissimi.
Mi pareva che quegli applausi potessero preludere, per assonanza, ad un'irrefrenabile scoppio d'ira collettivo.
Qualche ora dopo, ho sentito una gentile signora che, citando gli sprechi descritti ne La Casta, il libro denuncia di due eccellenti giornalisti, Sergio Rizzo e Gianantonio Stella, sosteneva d'esser pronta ad arruolarsi nell'esercito degli indignati.
Dovremmo sapere che l'invenzione della Democrazia ha prodotto, per bilanciamento, il rischio della Tirannia. E in questo Paese, gli eserciti, le milizie di scontenti, di critici della Democrazia corrotta (del corrotto Regime liberale, si diceva un tempo), hanno determinato corruzioni ancora più profonde, e sofferenze enormi.
Il Ministro Amato, a proposito del tema della sicurezza, ha invitato tutti quanti a riflettere sul possibile avvento dell'Uomo Forte. Le risposte al suo lucidissimo allarme sono indicibili.
Mi pare che siano almeno due i pericoli.
L'aumento della distanza già elevatissima tra la classe dirigente e i cittadini: per il non sapere ascoltare, e per il continuare irresponsabilmente a negare il malessere, con atti ed omissioni contrari perfino al semplice buon senso.
E infine, dopo le analisi e le urla di tanti Profeti, l'arrivo di un Messia capace di indicare agli scontenti una via breve, per la soluzione di tutti i problemi.

venerdì 20 luglio 2007

MENO CANDIDATURE, PIU' FUTURO


Un Blogger, Mario Adinolfi, si è in questa veste candidato alle Primarie per la scelta del Leader del Partito Democratico. In alternativa a Walter Veltroni, ed ora anche a Furio Colombo e a Rosy Bindi. Adinolfi, che ha 35 anni, vuol rappresentare i giovani e il "popolo della Rete" (viene meglio in inglese: Web People).
Ha scritto un appello molto "politically correct", e probabilmente il passaggio per questo rito d'iniziazione politica gli conferirà qualche credito, da riscuotere presto.
Ma non è questo il punto.
Per la prima volta, nella coalizione radical-riformista, si è aperta una lotta aperta, e quasi senza quartiere, per la successione a Romano Prodi.
Si preannuncia pure una candidatura del prudentissimo Enrico Letta.
Ora, mi chiedo: perché è così importante la questione della Leadership, nel Centro Sinistra e nel Centro Destra?
Se si trattasse del parto dei due nuovi contendenti per la carica di Presidente del Consiglio, la scelta sarebbe stata rinviata al momento più utile, mi rispondo. Alla vigilia delle nuove elezioni.
Non è così.
Ho l'impressione, dunque, che il Paese sia alla vigilia di due eventi.
La scelta, nel Centro Sinistra, di un Nocchiero, capace di guidare il Partito Democratico nel mare aperto di nuove alleanze.
La scomposizione, nel Centro Destra, non delle alleanze tra i partiti, bensì delle alleanze "nei partiti".
Mi pare che quella scomposizione e ricomposizione del quadro politico tratteggiata da Follini, e in fondo anche da Casini, Rutelli ed altri (Dini, Di Pietro, Mastella, Pisanu, Tabacci, etc.), sia oggi un po' più vicina nel tempo.
Per queste ragioni, Adinolfi e il "popolo della Rete" farebbero meglio ad avviare quel dibattito sulla modernizzazione del Paese che è la vera posta in gioco del passaggio dalla Seconda alla Terza Repubblica.
Altrimenti, è puro personalismo (termine togliattiano, lo riconosco), o semplice gioco di sponda.

mercoledì 4 luglio 2007

IL FOU LIBERALE



C'è un deficit di Liberalismo in Italia. Ed ogni volta che qualcuno prova a seminarne un po', sui campi aridi della nostra politica, viene preso per matto, e accompagnato fuori dai recinti a braccia, in una simulazione d'altruismo, e con tanti sguardi d'intesa: E' matto, matto, matto.
Daniele Capezzone, ex enfant prodige pannelliano, s'è fatto cacciare dal PR e da Radio Radicale per aver dato vita al gruppo trasversale dei Volenterosi.
Ha messo in rete i suoi wishful thinkings.
Merita la nostra adesione.

http://www.decidere.net

martedì 3 luglio 2007

UMANO, KENNEDY: TROPPO UMANO


Dalla desecretazione di alcuni documenti decisa dalla CIA, apprendiamo che J. F. Kennedy aveva progettato un'azione illegale di prima grandezza: l'omicidio di Fidel Castro. Sapevamo già della Baia dei Porci, del rischio corso dal mondo intero, per via dello scontro sui missili sovietici a Cuba; e di Marilyn Monroe, e di Sam Giancana. Dei primi consiglieri militari USA in Vietnam (fu il via alla guerra, di fatto: la fine, bel paradosso per i Liberal, la decise Nixon).
Mi chiedo se questa continua slavina di rivelazioni su Kennedy, forse mirata a ridimensionarne il peso nella storia statunitense, non l'abbia invece reso più umano, con l'esito secondario, e non prevedibile, di far luce sul Potere, che usa tutti i venti, vengano essi da dritta o da mancina.

giovedì 28 giugno 2007

EGOISTI E ILLUMINATI


Nel suo discorso di candidatura alla guida del Partito Democratico, al Lingotto, Walter Veltroni ha citato una frase di Vittorio Foa, lucidissimo quasi centenario esponente del socialismo italiano.
A destra - sintetizzo - sta chi pensa egoisticamente a sé; a sinistra, chi si preoccupa delle generazioni future.
La citazione riguardava le pensioni, lo Stato sociale, l'economia.
Ma poteva tranquillamente essere utilizzata, questa frase, per l'Ambiente, per i cambiamenti climatici.
Due piccole osservazioni.
Se davvero questo fosse il criterio ri-ordinatore degli schieramenti politici, delle identità alle quali essi devono riferirsi, che ne sarebbe di altri criteri otto-novecenteschi? Progresso e Conservazione, anzitutto. Sviluppo economico e Arretratezza.
Il binomio Progresso e Sviluppo Economico - sia nell'emisfero capitalista sia in quello comunista, beninteso - ha determinato effetti nefasti sul Pianeta.
Serve altro.
La frase di Vittorio Foa è buona è giusta. Sinistra e destra sono però termini di comodo. La differenza è tra egoisti ed altruisti. Tra ciechi e illuminati. Che ci si divida su queste questioni è necessario. Ma occorre partire dal futuro. Non da categorie vecchie ed inservibili.
Seconda considerazione.
Prima di Vittorio Foa, qualcun altro ha detto la stessa cosa, in termini più efficaci.
Ama il Prossimo tuo come te stesso.
Prossimo non solo in riferimento al luogo in cui viviamo: colui che sta vicino a me, e soffre, e abbisogna del mio aiuto.
Prossimo anche in riferimento al tempo che viviamo: colui che verrà dopo di me.
Se qualcosa del passato dobbiamo portare nel futuro, credo sia questo messaggio.

venerdì 8 giugno 2007

MI SI NOTA DI PIU' SE VENGO E STO ZITTO?


O se non vengo del tutto?
La domanda morettiana, ad Heiligendammm, se la pongono gli italiani del G8, mentre gli altri litigano e provano a far quadrare il cerchio.
Bush II dice prima di no, poi si riaccomoda al tavolo del dialogo sul Clima.
Blair s'arrabbia con il suo amico George, rimproverandogli la scarsa disponibilità al confronto.
Sarkozy media tra le due ex capitali della Guerra Fredda, Washington e Mosca, e trova una soluzione sulle misure anti inquinamento (mentre sua moglie Cecilia lascia il vertice per festeggiare il compleanno della figlia di primo letto).
Putin sorprende tutti, e propone a "Dabliu" di farlo insieme, lo scudo spaziale.
Ad annunciare la positiva conclusione del vertice, la padrona di casa, Merkel.
La delegazione italiana? E chi lo sa? Nessuno è in grado di dire se fosse presente ai colloqui. Nel tempo libero, erano tutti troppo impegnati a capire dove fosse finita Cecilia Sarkozy.

domenica 3 giugno 2007

RIPOSO, A SINISTRA


Francesco De Gregori scrisse il Cuoco di Salò, e rilasciò alcune interviste, al riguardo.
Giampaolo Pansa ha dedicato alcuni tomi alla riflessione.
Francesco Guccini ha scritto e musicato più di un manifesto della reazione Neo Prog: Culodritto, sull'educazione dei figli, tra gli altri.
Nicola Rossi, Luca Ricolfi, Pietro Ichino, hanno scosso l'albero delle idee, e vista l'assenza di frutti, hanno percorso altri sentieri, e visitato altri campi.
L'elenco è più lungo, e se Giorgio Gaber fu un pioniere, ora non si contano, i cercatori d'oro.
Non è un Dietro front, e nemmeno un Rompete le righe.
Forse, è solo un Riposo, state comodi.
Un tempo intermedio.
Fra il 1789 - a sinistra del Re, stava il Terzo Stato; a destra, l'Aristocrazia e il Clero - e il futuro.

lunedì 28 maggio 2007

LA LETTERA DI SOFRI SUL TERRORISMO


Tra sei mesi, avranno inizio le celebrazioni solenni del quarantesimo anniversario del '68. Del decennio che gli successe, si parlerà più o meno bene, più o meno male.
Si parlerà, o si proverà a farlo, anche del tentativo armato di trasformazione dello Stato e della Società. Ci sarà pure chi insorgerà contro l'insozzamento del '68 con il terrorismo.
Eppure, la morte di tanta gente ha precipitato il nostro Paese nella barbarie.
Il ricordo civile delle vittime è solo una recente acquisizione, e i libri dei loro famigliari si vendono meno dei libri dei loro assassini.
Tra tutti gli interventi sul passaggio dalla protesta alla violenza, letti negli ultimi mesi, quello apparso sabato scorso sul Foglio, a firma di Adriano Sofri, è il più duro, e credo il più sincero. Andrebbe letto. E' diretto ad un giovane. Un giovane aspirante assassino.

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