La violenza non mi piace. Non mi piacciono quelli che vanno alle manifestazioni con caschi e bastoni. Non mi piacciono quelli che prendono a pietrate il prossimo. Non mi piacciono quelli che pensano di avere ragione sempre. Non mi piacciono quelli che insultano il prossimo con la scusa che almeno loro (e solo loro, evidentemente) sono onesti. Non mi piacciono quelli che si fanno scudo del loro altruismo per dire che a volte la violenza è lecita. Non mi piacciono quelli che vedono l'avversario come un nemico da abbattere. Non mi piacciono quelli che dimenticano in fretta. Non mi piacciono quelli che, nel caso in discussione, hanno dimenticato cosa è stata la violenza in Italia. Non mi piacciono quelli che non capiscono che la violenza chiama altra violenza, e che a questo gioco puoi solo perdere.
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venerdì 24 dicembre 2010
venerdì 24 luglio 2009
NIENTE EBRAICO ALL'UNIVERSITA' DI PALERMO
Quest'anno, la Facoltà di Lingua e Letterature straniere di Palermo non avrà un corso di Lingua e Cultura Ebraica.La cosa è deplorevole in sé, ma lo è ancor di più per la Sicilia, che ospitò la più cospicua comunità ebraica d'Europa, fino al 1492, e che poi obbligò poi i suoi giudei a convertirsi, perseguitò i conversi e bruciò gli ostinati: allo Steri, fra l'altro, e cioè nell'attuale sede del Rettorato Universitario. E tralasciamo la considerazione che, oggi, Israele è una realtà economicamente e politicamente rilevante del nostro Mediterraneo.
Se fosse vero quel che riferisce Luciana Pepi - docente a titolo gratuito, con 50 esami sostenuti nel 2009 - e cioè che, avendo scoperto casualmente che la sua materia era stata cancellata, a sua precisa domanda, dagli uffici dell'Università le sarebbe stato risposto: "Ci dispiace, è stato un errore", dovremmo persuaderci che non di un intento preordinato si tratterebbe, bensì di approssimazione, incompetenza, sciatteria.
Niente di nuovo, sotto il sole.
Ma è pur sempre quell'Università che anni fa pensò di far delle vecchie prigioni dello Steri un Museo dell'Inquisizione e non delle sue vittime. Un grossolano errore di valutazione. Ad Auschwitz non hanno fatto un Museo delle SS, ma un sacrario dedicato alle loro vittime.
Non ci sarà, non può, non dev'esserci un motivo diverso dall'errore, per l'aver eliminato l'insegnamento della Lingua e della Cultura Ebraica.
Sono certo che il nuovo Rettore, Roberto Lagalla, che è persona onesta e competente, vorrà rimediare.
mercoledì 8 luglio 2009
PICCOLO MANUALE DEL CLANDESTINO
lunedì 22 giugno 2009
UN IRAN DIVERSO
Una delle colpe gravi dell'Occidente consiste nell'aver concepito la Storia, e dunque la Civiltà, come una linea orizzontale, un riverbero della Fede in un mondo migliore di questo.Questo strano miscuglio d'Illuminismo e Messianismo, ha impedito di guardare alle diversità profonde che contraddistinguono le civiltà diverse dalla nostra, e ha giusticato le pretese imperiali, il colonialismo, la divisione del mondo in aree d'influenza.
La Storia è opportuno che sia conoscenza, a mio modo di vedere, e non primato.
Sicché, risulta poco comprensibile, oggi, a mio parere, quel che accade in Iran.
A Teheran, è vero, si combatte una guerra, è in corso una rivolta.
Leggiamo che i ragazzi scendono in strada, che hanno costumi occidentali, da anni ascoltano la nostra musica, e le ragazze, sotto il velo e le tuniche, s'acconciano alla moda europea.
Ma delle scosse che attraversano il mondo religioso, e dei conversari che da giorni l'ex presidente Rafsanjani, un riformista, intrattiene con numerosi saggi e teologi musulmani, allo scopo d'interdire Khamenei e probabilmente Ahmadinejad, poco o nulla sappiamo.
Quel che m'interessa sapere è se vi sia, tra le due sole strade oggi indicate, la democrazia occidentale e la tirannia dei fanatici, una via diversa, per l'Iran, che sia originale, e magari per noi inaccettabile: espressione di una cultura diversa dalla nostra.
Ma di questo non siamo informati, né forse abbiamo voglia di discutere.
giovedì 4 giugno 2009
RICORDATE LA CAP ANAMUR?
La sentenza è stata rinviata a luglio, quando saranno trascorsi cinque anni dal caso. Ai primi di luglio del 2004, una nave raccolse dei profughi, in mare, ed il suo nome era Cap Anamur.
Trentasette uomini: dicevano di esser sudanesi, originari di un paese che pratica la discriminazione religiosa e la violenza etnica.
Con una troupe della Rai, riuscii a salire a bordo della nave, quand'era ancora al largo delle coste italiane, a poche miglia di distanza da Porto Empedocle.
Nella stiva, attrezzata con letti e toilette da campo, la speranza di giovani vite sfuggite ad un destino di oppressione.
La Cap Anamur aveva cominciato a raccoglier profughi nei mari di tutto il mondo nel '79: i boat people che fuggivano dal Vietnam, su piccole e fragili imbarcazioni, come ancora oggi accade nel Canale di Sicilia.
Decine di migliaia le persone salvate, dai volontari, con i contributi di gente comune: in Africa, in Asia, in Europa, durante la guerra dei Balcani.
Cinque anni fa, dinanzi a Porto Empedocle, il comandante della nave, Stefan Schmidt, insieme al Direttore dell'associazione, Elias Bierdel, chiese di poter attraccare, e ci fu una lunga trattativa con il governo italiano, culminata nella richiesta di soccorso umanitario: richiesta inderogabile, per il diritto di navigazione.
E dunque, l'attracco, seguito in diretta dalle telecamere di mezzo mondo.
Poi, il rimpatrio dei fuggiaschi, e l'azione giudiziaria, contro i responsabili dell'organizzazione, accusati d'aver inscenato un evento mediatico per trarne un documentario: con la richiesta di 4 anni di carcere per Schmidt e Bierdel, 400 mila euro di multa e il sequestro della nave.
Trentasette uomini: dicevano di esser sudanesi, originari di un paese che pratica la discriminazione religiosa e la violenza etnica.
Con una troupe della Rai, riuscii a salire a bordo della nave, quand'era ancora al largo delle coste italiane, a poche miglia di distanza da Porto Empedocle.
Nella stiva, attrezzata con letti e toilette da campo, la speranza di giovani vite sfuggite ad un destino di oppressione.
La Cap Anamur aveva cominciato a raccoglier profughi nei mari di tutto il mondo nel '79: i boat people che fuggivano dal Vietnam, su piccole e fragili imbarcazioni, come ancora oggi accade nel Canale di Sicilia.
Decine di migliaia le persone salvate, dai volontari, con i contributi di gente comune: in Africa, in Asia, in Europa, durante la guerra dei Balcani.
Cinque anni fa, dinanzi a Porto Empedocle, il comandante della nave, Stefan Schmidt, insieme al Direttore dell'associazione, Elias Bierdel, chiese di poter attraccare, e ci fu una lunga trattativa con il governo italiano, culminata nella richiesta di soccorso umanitario: richiesta inderogabile, per il diritto di navigazione.
E dunque, l'attracco, seguito in diretta dalle telecamere di mezzo mondo.
Poi, il rimpatrio dei fuggiaschi, e l'azione giudiziaria, contro i responsabili dell'organizzazione, accusati d'aver inscenato un evento mediatico per trarne un documentario: con la richiesta di 4 anni di carcere per Schmidt e Bierdel, 400 mila euro di multa e il sequestro della nave.
mercoledì 27 maggio 2009
SU MAURO ROSTAGNO
Nel mio personalissimo tout se tient di sciasciana memoria, dopo la svolta sull'omicidio di Mauro Rostagno - che fu voluto ed eseguito dalla mafia, dopo le inchieste antimafia del giornalista Rostagno: e per dimostrare quest'evidenza, ci son voluti vent'anni! - ho voluto per amor di contraddizione ricominciare a leggere del tempo in cui esplodevano le bombe, e Pinelli moriva, e di quel clima, in cui maturò il delitto Calabresi. Avevo già letto Deaglio, Cazzullo, Feltri, Boatti, e poi, di quegli anni, Segreto di Stato, inchieste e ricostruzioni giornalistiche. Sofri naturalmente, e Ginzburg, e tanto altro ancora. Ho ricominciato, da Sofri: "La Notte in cui Pinelli", pubblicato da Sellerio. E, da qui, rileggerò i libri di Rostagno, a cominciare da una sua autobiografia, del '78. Aveva 36 anni, ed è poco, normalmente, per un'autobiografia. Scriveva, da Trapani, al suo amico Renato Curcio: "Ho scelto di non fare televisione seduto dietro a una scrivania, ma in mezzo alla gente, con un microfono in pugno, mentre i fatti succedono. Sociologicamente si chiama "primato dell'esistenziale sul teorico": e già questo, a Trapani, è profondamente antimafioso. La vera rivoluzione è qui a Trapani".
domenica 3 maggio 2009
CARO PALAZZO STERI (che mi ha chiesto d'essergli amico su FB...)
Caro Palazzo Steri, vorrei che l'Università di Palermo decidesse di darsi una sede diversa e, in un empito di generosità, facesse di te il Museo dell'Ebraismo siciliano: che tu, che sei stato prima il Palazzo dei superbi Chiaramonte e poi sede della terribilissima "Santa Inquisizione" - di quel Tribunale demoniaco che voleva cancellare ogni traccia dei Giudei e di ogni altra diversità - diventassi il luogo della Memoria, e monito per ciò stesso: di ciò che è stato e non dovrà essere mai più. Uno Yad Vashem dei 441 ebrei condannati al rogo, delle migliaia di innocenti che per anni languirono nelle tue segrete, dei 40.000 che furono costretti all'esilio o alla conversione. I poveri graffiti che ornano le mura delle antiche celle raccontano quella disperazione.
lunedì 20 aprile 2009
LA SHOAH CHE SI RIPETE
Qualcuno s'era risentito delle immagini di Auschwitz in "Sotto un velo di sabbia", diretto da Sandro Tranchina e tratto dal mio "Questo è un uomo" e da "Il mare è piccolo ma Dio è grande" di Giosuè Calaciura.Cosa c'entra la Shoah con le tragedie dei clandestini, aveva protestato.
Stasera, su Radio Radicale, ho sentito il rappresentante dei giovani ebrei italiani che spiegava perché la sua organizzazione promuoveva con altri la giornata per il Darfur, "tragedia dimenticata": "Altrimenti non avremmo appreso nulla dai nostri nonni, che hanno conosciuto Auschwitz".
martedì 31 marzo 2009
CLANDESTINI
Tre giorni fa,nel Canale di Sicilia,
sono morti dei clandestini.
Cento, duecento...
Erano trecento, nel ’96.
Era Natale, a Portopalo.
Uomini senza passato:
salutano la famiglia,
con un biglietto per Lampedusa.
Se sopravvivono al deserto,
e ai campi di concentramento, in Libia,
affrontano il mare, di notte.
Tengono gli occhi bassi,
quando uno muore,
e cade nel buio.
I clandestini partono da città affamate,
villaggi sconvolti dalla guerra:
danno nomi falsi, all’arrivo.
Il peso della vergogna ti sfinisce,
se hai tenuto per te il dolore.
Capita anche a noi, di tanto in tanto.
lunedì 21 luglio 2008
QUEI BAGNANTI DI TORREGAVETA

In Germania, prima e dopo il '33, per strada si marciava al passo dell'oca, si bruciavano i libri, si fracassavano le vetrine dei negozi degli ebrei, si pronunciavano parole deliranti, si dileggiava la vita umana e con essa ogni fondamento civile dell'Europa antica e cristiana.O forse non è così.
In Europa, per secoli, la vita umana era stata vilipesa e derisa: gli auto da fé, i processi burla, la gogna, la giustizia asservita ai potenti, le oligarchie, le monarchie.
Vado inutilmente in cerca di una legge umana superiore che condanni, e tolga ogni sostegno all'indifferenza dei bagnanti di Torregaveta dinanzi ai corpicini di due bambine rom annegate sotto i loro occhi, stesi sulla sabbia e coperti da due poveri asciugamani.
Quei bagnanti sono rimasti ai loro posti: sulle sdraio, o distesi, esposti all'azione purificatrice del sole.
Delle leggi superiori non dico: è cosa per definizione incommentabile.
Ma la cultura? Il senso comune? La bocca aperta che regala ai bambini lo stupore dinanzi alla scoperta del vero e del bello? E quella scoperta, che fine ha fatto, in quegli adulti indifferenti?
Ogni volta che accade una cosa del genere, che si pubblica una foto così dura, una parte della mia fede nell'uomo rischia la cancrena, l'idea stessa della giustizia va in malora.
Di cosa si punisce un uomo, infatti, se non della perdita del suo senso medesimo?
lunedì 5 maggio 2008
SMETTERLA PURE CON LE AUTO
Da fumatore, ero d'accordo con il Ministro della Salute Sirchia: stop alle sigarette al chiuso.Da automobilisti, con SUV, sono d'accordo con il Sindaco di Palermo, Cammarata, sulle restrizioni al traffico in città.
Il fatto è che dopo qualche tempo con le sigarette ho smesso.
La vedo dura, invece, per le auto.
Avete mai provato ad andare in bicicletta, a Palermo?
mercoledì 9 aprile 2008
LE OMBRE CHE UCCIDONO
Piombavano in casa tua, improvvisamente, e senza alcun riguardo per la tua persona, e per la tua famiglia, ti trascinavano via. I tuoi famigliari non avrebbero avuto alcuna notizia, del tuo destino. Avrebbero implorato clemenza.E tu, dopo le torture, i tratti di corda, gli schianti al suolo, avresti ammesso ogni cosa. Firmando una falsa confessione.
Così funzionava l'Inquisizione. I tuoi beni sarebbero stati sequestrati, o venduti ad un incanto privato, ad un prezzo men che simbolico. La tua reputazione, macchiata da una colpa inesistente, avrebbe accompagnato i tuoi figli.
Intorno a te, la delazione, il ricatto.
La denuncia nei tuoi confronti era stata probabilmente sollecitata: dite quel che sapete, di quell'uomo, o anche voi sarete ritenuti responsabili delle sue offese. A te, l'impossibile compito di mostrare la tua innocenza, dinanzi a dei giudicatori, e senza alcun diritto ad una vera difesa.
Così, il processo.
Sono passati degli anni. Secoli. Ma il sospetto; la delazione; il processo ingiusto; la perdita della reputazione; l'offesa arrecata alla Fede e alla Pubblica decenza. Sembra che, per tutto ciò, il tempo non sia passato.
A questo mi vien da pensare scorrendo il Corriere della Sera, laddove si scrive di pesantissimi sospetti su Tano Grasso, promotore di una delle prime rivolte antiracket, ed oggi al vertice della FAI.
Sonia Alfano, figlia di Beppe Alfano, giornalista onesto di Barcellona Pozzo di Gotto, lo ha invitato a dimettersi, finché le ombre che lo circondano non si saranno diradate.
E dunque, può un'ombra far velo alla storia e al valore morale di una persona come Tano Grasso? Quante volte è accaduto che un'ombra abbia ucciso un onest'uomo?
Dovremmo pensar meglio alla Giustizia.
martedì 15 gennaio 2008
IL PAPA A PALERMO!

L'annullamento della visita di Papa Benedetto XVI all'Università di Roma è un fatto gravissimo. Se al Vaticano fosse proibito l'ingresso di un docente universitario dalle idee sgradite, apriti Cielo! E poiché occorre rimediare, ho una proposta. Il Rettore dell'Università di Palermo inviti il Professor Joseph Ratzinger, il Pontefice, nel nostro Ateneo. La nostra città prenda le distanze dall'intolleranza.
lunedì 10 dicembre 2007
LE NOTTI DI VALPURGA

Beppe Grillo scrive nel suo Blog della sua vergogna per il nostro Paese, con la prima della Scala affollata di quei leader politici che hanno preferito Wagner ad una notte nel Reparto Grandi Ustionati, in compagnia degli operai della ThyssenKrupp.
Così avrebbe fatto Sandro Pertini, scrive Grillo. Ed ha ragione ad indignarsi, il comico genovese. Non a stupirsi, però.
Richard Wagner m'incuriosisce. Fu la colonna sonora del Nazismo.
Le acciaierie della ThyssenKrupp non se la passarono male con Adolf Hitler, per il quale fusero cannoni, missili, sommergibili e carri armati. I famosi panzer, ricordate?
Poco tempo fa, abbiamo anche letto del Massacro di Rechnitz, in Ungheria. Nel Castello della famiglia Thyssen, che da quattro anni era stato requisito dalle SS, alcuni ospiti di una serata molto speciale, il 24 marzo del 1945, furono invitati ad un singolare dopocena.
Gli ospiti - trenta o quaranta, informa Wikipedia - erano per lo più esponenti del Partito Nazista, della Gestapo e della Gioventù Hitleriana.
Una quindicina di loro fu condotta in un fienile poco distante dal Castello e invitata a sparare su duecento ebrei ungheresi, condotti lì per l'occasione. Molti prigionieri furono uccisi a bastonate.
Credo di poter immaginare la colonna sonora di quella Notte di Valpurga.
Sessantadue anni dopo, l'inferno di Torino. E la Prima della Scala. Con Wagner.
martedì 30 ottobre 2007
DOPO I GIORNALISTI, GLI HACKERS

In un tempo non lontano, ai giornalisti si sostituiranno i nipotini degli hackers, e magari li chiameremo seekers, truth seekers, cercatori di verità.
Cresce il numero d'informazioni che i pochi possono contendere ai molti, e al tema della difesa della Privacy s'aggiunge quello dell'impossibilità di tutelare i diritti individuali, nel gran mare di Internet, solcato da pirati in doppiopetto.
Le prede son destinate a crescere, per via dell'abolizione della moneta, e della sua sostituzione con i pagamenti telematici; della progressione inarrestabile verso il voto elettronico (embrione della democrazia elettronica); dell'accumulazione di dati sensibili da parte di soggetti economici ed istituzionali.
Ai giornalisti - a quei lavoratori intellettuali che hanno fin qui provato, bene o male, a tutelare le libertà - succederanno i possessori dei saperi tecnici indispensabili alla conservazione delle libertà residue.
martedì 4 settembre 2007
LA CULTURA CHE LAVORA
mercoledì 22 agosto 2007
AL PIROMANE IGNOTO

Pensavo, nei giorni scorsi, al primo Post dopo il rientro: sarebbe stato una miscellanea di piccoli eventi.
In testa a tutti, l'editoriale con il quale il direttore della Gazzetta dello Sport si scusava con i lettori di una notizia parzialmente infondata: un'eccezione assoluta, nel panorama giornalistico italiano, ammettere d'avere avuto torto.
E poi, la politica - con la conclusione della parabola di Daniele Capezzone, dal trasversalismo dei Volenterosi alla ricerca di una cadrega nel Centro Destra (nel Centro Sinistra sarebbe stato lo stesso) - e il sangue di tanti omicidi in famiglia.
Ma questo 22 agosto ha cambiato tutto.
E il primo Post voglio dedicarlo al Piromane Ignoto: all'assassino di tre innocenti carbonizzati in un agriturismo a Patti; al distruttore di Cefalù e di mille altri boschi siciliani.
Agisce nella completa certezza della propria impunità. Conta sull'inefficienza dei soccorsi. E' tra gli uomini una manifestazione del Male: è la Peste, è il Diavolo.
Importano poco le eventuali motivazioni pratiche delle sue azioni: qualche giornata in più con la Forestale, degli intenti speculativi, una strategia mafiosa.
La Follia di chi dà fuoco ad un bosco o ad un campo coltivato non si lascia affievolire dalle cose terrene.
Ora si discuterà a vuoto, per qualche giorno, uno o due al massimo, d'aumentare le pene detentive per questi matti, o miserabili.
E invece. I savi. I giusti.
Cos'hanno fatto per impedire quel che è accaduto?
Quanti Canadair servirebbero in Sicilia? E a cosa serve la Forestale, se siamo privi di una Riserva Regionale in grado di mobilitarsi presto ed efficacemente a scopi di Protezione Civile?
E noi, a cosa stiamo pensando, oggi? Al mondo che abbiamo fin qui conosciuto o a quello che verrà? Siamo in grado di affrontare le conseguenze delle mutazioni climatiche?
Considero i matti e i miserabili né più né meno che delle variabili territoriali: in Sicilia, forse, più frequenti che altrove.
Ma sono i savi, i giusti, a farmi arrabbiare di più.
lunedì 9 luglio 2007
GIUSTIZIA E' SALVARE UNA VITA

Il Professor Giovanni Fiandaca, al quale il Fato ha tolto un figlio - con la complicità, racconta, di un Pronto Soccorso poco Pronto e poco incline al Soccorso - ha dato vita, a proprie spese, alla Fondazione "Renato Fiandaca", per il miglioramento del sistema sanitario, e dei servizi d'emergenza, in particolare: per salvare delle vite.
Giovanni Fiandaca, che è Ordinario di Diritto Penale all’Università di Palermo ed è stato membro del Csm, conosce bene il funzionamento della Giustizia. Non ha fatto causa. Se la sarebbe presa, ha detto in un'intervista al "Giornale", "solo con un capro espiatorio, con un nome e cognome che è solo l’ultimo anello di una catena. Il più debole".
La sua Fondazione, con una donazione di 250 mila euro, ha dato vita, insieme all'Ismett - l'Ospedale di Palermo divenuto un punto di riferimento internazionale nel campo dei trapianti d'organo - ad un Centro di simulazione che serva ad insegnare a medici e ad infermieri ad operare correttamente in situazioni d'Emergenza: sono stati anche acquistati cinque robot, che simulano il comportamento del corpo umano in quelle situazioni.
E' una forma di Giustizia, questa. Forse la sola possibile, nella sua accezione terrena. Quella che non passa per la Giustizia ordinaria, alla quale si ricorre solo quando si è certi di non poterla più ottenere.
mercoledì 4 luglio 2007
RAGIONEVOLE DUBBIO

Non sono un giurista. Mi chiedo se la nozione di "Ragionevole dubbio" abbia cittadinanza anche in Italia; se il nostro processo contempli quella formula, ricorrente negli Stati Uniti (che ha a che fare, peraltro, con il Diritto Romano: In dubio, pro reo).
Arrivo al dunque. Il processo al ragazzo di diciassette anni - diciotto da domani - accusato di avere ucciso l'Ispettore Raciti, negli scontri dinanzi al Massimino. Si terrà, se mai si terrà, poggiando sulle fragilissime fondamenta di un'inchiesta che storicamente conta: una perizia dei Carabinieri del Ris che scagiona il ragazzo (le lesioni dell'Ispettore non potrebbero ricondursi al lavabo d'acciaio retto dal ragazzo); una testimonianza di un collega dell'Ispettore Raciti che racconta di uno scontro della vittima con lo sportello aperto di un Land Rover Discovery in retromarcia (più compatibile, sembra, con le lesioni riscontrate durante l'autopsia e con le immagini e la tempistica delle lesioni stesse).
Ora, l'eccellente difesa del ragazzo (il nome del quale sarà rivelato domani, al compimento della maggiore età), ha più volte chiesto la sua scarcerazione, puntualmente negata; ha chiesto che le indagini fossero svolte da organi di polizia giudiziaria diversi dalla Polizia di Stato (emotivamente coinvolta nei fatti): non se ne parla; ha chiesto che le udienze del processo per il reato - in questo contesto secondario - di Resistenza a Pubblico Ufficiale, si tenessero a porte aperte (no anche a questo); ha chiesto lo spostamento del processo per legittima suspicione: no, ovviamente!
Non dico del comportamento esecrabile del ragazzo: un violento; della pista che potrebbe ricondurre agli scontri di Librino, di poco precedenti quelli del Massimino, né dell'uso di bombe carta, del tipo di quelle sequestrate nella Terra di Nessuno di Librino.
Non dico della pena che si prova per l'Ispettore Raciti, e per la sua famiglia.
Quel che sta accadendo, a Catania, solleva più di un dubbio. Ragionevole dubbio.
martedì 3 luglio 2007
MEDICI CON LE BOMBE

Tra i sospetti attentatori in Gran Bretagna, ci sono alcuni giovani cittadini modello, fermati da Scotland Yard (immagino in collaborazione con i servizi segreti, e forse non solo con quelli inglesi).
Musulmani. Medici.
Ottimi stipendi. Studi eccellenti, e costosi.
Anni di fatica: sui libri, nelle biblioteche, nelle sale anatomiche.
Mi chiedo quali possano essere i motivi di un tale dispendio di ragione, e di vita.
So che esiste un prontuario giustificazionista del Terrore, al quale far ricorso, per ribattere ad una così radicale incomprensione: il passato colonialista dell'Occidente, il controllo del petrolio e del gas, le guerre di dominio.
Ci si potrebbe anche trastullare con le passate stagioni risorgimentali e irredentiste, in Italia, e con il terrorismo anti inglese di Israele (prima della fondazione), e degli stessi Stati Uniti (prima dell'indipendenza).
Ribadisco, però: non capisco.
Come può un medico lavorare ad un'autobomba, calcolare il massimo danno possibile per mezzo di bombole circondate di chiodi?
Un medico. Giovane. Religioso.
Che si tira fuori dalla Comunità della quale fa parte, e la ferisce.
Sempre che si possa ancora parlare di Comunità, e che non stia nella loro degenerazione, il problema: nell'assenza di Comunità.
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