giovedì 30 agosto 2007

SCUOLE DA PULIRE, DA RIFARE, DA CHIUDERE


La vertenza è durata anni e, mi spiegano, le mansioni superiori riconosciute da un tribunale, avrebbero escluso le inferiori dal novero delle obbligatorie.
I ricorrenti - volgarmente si chiamano bidelli, oggi più correttamente assistenti - non sarebbero più tenuti a pulir le aule, i corridoi, i bagni delle scuole.
Ma dei pulizieri, si chiamano ancora così, con linguaggio umbertino, non sono stati ancora assunti, al loro posto.
E le scuole? Chi le pulisce?
A Palermo, anni fa, alle scuole venne concesso del personale "precario" e altrimenti inutilizzato: personale che, tuttavia, non passò alle dipendenze delle scuole, e che, pertanto - mancando un vincolo gerarchico preciso -, non fu integrato al personale tecnico esistente, venendo utilizzato in modo spesso inefficiente.
Ma, come si dice, era pur sempre meglio di niente.
La pulizia delle scuole arrivava ad un livello di decenza.
Nel giugno scorso, la società che ora "gestisce" gli ex Pip (una delle tante facce del precariato isolano), per lettera chiese ai direttori didattici (come dir Presidi) di stilare una richiesta di convenzione.
Il regolamento prevedeva la piena adesione ai requisiti di sicurezza prescritti per i luoghi di lavoro.
Risulta che su 140 direttori didattici, solo in 6, a Palermo, abbiano detto che le loro scuole non erano in regola, con quei requisiti. Gli altri 134, invece, avrebbero detto che le loro scuole sono si-cu-ris-si-me! Qualcuno, tra i 6 sregolati, avrebbe anche detto che, nonostante le molte e pressanti richieste, chi di dovere non si sarebbe adoperato per effettuare i necessari lavori di adeguamento delle strutture scolastiche.
Risultato?
A tambur battente, la società che "gestisce" gli ex Pip ha comunicato l'immediata revoca delle convenzioni con i 6 Circoli didattici autodefinitisi "insicuri".
Chi sa di scuola, a Palermo, un po' sorride dinanzi a queste proporzioni. Come? Su 140, in regola sarebbero 134 e soltanto 6 avrebbero problemi di sicurezza? Cifre che farebbero della nostra una città modello, a ben pensarci.
Non risulta - stando alle cronache - che la società abbia già verificato la piena fondatezza delle dichiarazioni dei 134 Direttori Didattici, alcuni dei quali, in perfetta buona fede, potrebbero aver voluto tutelare l'igiene e la salute dei loro piccoli studenti e dei loro lavoratori. Così come i 6 restanti potrebbero aver voluto, anch'essi in perfetta buona fede, rispettare la lettera della legge, dichiarando il vero e ponendo il problema dell'edilizia scolastica carente.
Perché il problema è il seguente.
Se quelle sei scuole non sono in regola, vanno chiuse d'urgenza. Se non sono sicure per gli ex Pip, infatti, non sono sicure nemmeno per i bambini e per gli altri lavoratori.
Se quelle sei scuole resteranno sporche, andranno chiuse d'urgenza. Cosa è meno sicuro, infatti, di un ambiente sporco, malsano?
Se alcune delle altre 134 scuole fossero non pienamente in regola con le norme in materia di sicurezza, andrebbero anch'esse chiuse d'urgenza (e gli eventuali colpevoli di false dichiarazioni: andrebbero sanzionati o no?).
Qualcuno vigila su tutto questo, a Palermo?

La fotografia ritrae la Scuola Elementare Garzilli, una delle sei che a Palermo hanno riconosciuto di non esser perfettamente in regola con le norme in materia di sicurezza.

mercoledì 29 agosto 2007

LA PACE E' FINITA?



Due boss, due ex nemici giurati, Leoluca Bagarella, corleonese, e Nitto Santapaola, catanese, si scambiano le celle, su disposizione del DAP, il Dipartimento Penitenziario del Ministero di Grazia e Giustizia. Ciascuno dei due, stando a quel poco che sappiamo, lascia sul tavolino la propria fede nuziale, e poi, ne denuncia lo smarrimento alla Polizia penitenziaria.
Allo stesso tempo, viene diffusa la notizia della spedizione di due cartoline illustrate da uno sconosciuto mittente a due destinatari d'eccezione: Totò Riina e Bernardo Provenzano. Le cartoline riportano l'immagine dello stadio di San Siro, una scritta eloquente - "La pace è finita" - ed un falso indirizzo: Via Borsellino.
L'interpretazione che se ne dà, almeno in apparenza, è la seguente.
Per quel che riguarda le fedi, lasciate sui tavolini: è uno scambio di fedi, tra Bagarella e Santapaola. Ciò che equivale ad un'unione: un'alleanza.
Per quel che riguarda le cartoline: la rievocazione del fallito attentato allo stadio Olimpico, la minaccia insita nella frase "La pace è finita" (la pax mafiosa, la tregua dopo le stragi del '92 e del '93), l'allusione alla strage di Via d'Amelio contenuta in quel falso indirizzo: Via Borsellino.
Probabilmente, si tratta di un'interpretazione corretta.
Ma vi è forse una seconda possibile interpretazione, che non divergerebbe dalla prima, se non per le sue conseguenze.
Ecco il ragionamento, in sintesi.
Bagarella e Santapaola, vigendo il regime carcerario duro, il cosiddetto 41 bis, non hanno grandi opportunità di comunicazione all'esterno. Concordano, dunque (e in ciò è già una curiosa contraddizione: "concordano", superando il 41 bis), un'azione simultanea, contando sulla dirompenza mediatica di un piccolo gesto, sulla sua significanza (altra contraddizione, sull'efficacia del 41 bis: qualunque sia il suo significato, stiamo parlando di un gesto che è stato amplificato, fino a farne un messaggio pubblico).
Bagarella e Santapaola, dunque, concordano di lasciar le fedi. Ovvero, ecco la differenza con la prima interpretazione del fatto, concordano di smarrirle: e cioè, intendono affermare d'aver smarrito la Fede.
La fede minuscola, naturalmente: termine da intendersi come fedeltà.
Fedeltà a chi?, verrebbe da chiedersi. E' una disobbedienza, quella annunciata dai due boss? Una presa di distanza? O qualcosa di più? L'annuncio di una guerra? Di una scissione?
Bernardo Provenzano - successore di Riina "nonostante", così sembra, il volere di Bagarella - è stato arrestato. La lotta per la successione è aperta. Anche in questo caso, è da precisare: così sembra.
Nel 2006, contro il palermitano Salvatore Lo Piccolo, uno dei due pretendenti al trono (l'altro essendo Matteo Messina Denaro, più vicino - almeno caratterialmente - a Bagarella), sono state intercettate delle conversazioni che dicono di progetti di morte. L'intercettazione risale ad un'inchiesta che ha decapitato le cosche mafiose di Palermo Centro. E Lo Piccolo, molto criticato per questo, avrebbe dato il via libera al ritorno degli "scappati" negli Stati Uniti, ai mafiosi dell'era Bontate sconfitti dai corleonesi, nella grande guerra di mafia dei primi anni Ottanta, e fuggiti per evitare la morte.
Uno smacco, questo ritorno, per i corleonesi.
E dunque. Chi ha probabilmente mal digerito la ritirata strategica di Provenzano, la "sommersione" (e cioè Leoluca Bagarella), annuncia d'aver perso la Fede, e lo fa simultaneamente a Nitto Santapaola. Per curiosa coincidenza, due cartolina identiche, spedite da San Siro (che ruolo ebbe Bagarella negli attentati del '93?), affermano che "La pace è finita" (l'allusione a Borsellino è univoca, nel suo significato).
Se la vicinanza temporale tra lo smarrimento delle fedi e la spedizione delle cartoline non fosse una curiosa coincidenza, quest'alleanza potrebbe esser stata annunciata, all'esterno, con un evento mediatico studiato attentamente: a significare una generale chiamata alle armi (La pace è finita), un invito a schierarsi nella guerra per la successione a Provenzano.
E' tutta qui la differenza, rispetto alla prima interpretazione: riguarda le conseguenze di quel messaggio, contenuto in due fedi e due cartoline.

TOLLERANZA ZERO


In questo curioso Paese nel quale viviamo, è davvero un miracolo che ciascuno di noi possa nutrire ragionevoli speranze di sopravvivenza: che svegliandoci al mattino, ci si auguri l'arrivederci al pomeriggio, e si facciano programmi per la serata. Poiché non vi è alcuna tutela, né alcun limite all'azione dei singoli: ci si può ubriacare, e travolgere dei bambini per strada, e rischiare, al più, il ritiro e la sospensione della patente; truffare il prossimo con un lecito fallimento e irridere la rovina di chi sconosce le norme in materia di Srl: società a responsabilità limitata. Ora però le cose stanno cambiando: a Firenze, i lavavetri vengono arrestati. Ho sempre difeso la tolleranza zero: verso la stupidità.

lunedì 27 agosto 2007

SETTE MESI DOPO


E' morto un Angelo. L'ultima volta che l'ho vista, sette mesi fa, era in compagnia di un cagnolino, indossava dei guanti pesantissimi, da giardiniere, e scrutava tra vecchi mattoni, in cerca dei migliori. Impolverata, ha risposto al mio saluto, e dietro i suoi occhiali, ha seguito la corsa del cucciolo. Non vuol fermarsi, pensavo. Non voleva perdersi nulla, ho capito.

AMORE DI LIBRO


Sono gli ultimi giorni di timidissima scaramanzia. L'attesa è quella di un parto. Nessun esame preliminare. Nessuna ecografia. Quel che verrà fuori, si saprà alla fine. O all'inizio, per meglio dire. Sai solo quanto gli hai voluto bene. Ed ora, che sarà in mano a degli sconosciuti, che prenderà vie imprevedibili, ti preoccupi solo del suo destino. Un libro è un libro.

P.S. Questa splendida foto (Sicilia, Corleone, 1989), trovata sul Web, è di un Maestro, Francesco Cito.

venerdì 24 agosto 2007

IL MASSACRO DELLA CIVILTA'


Le pagine sui massacri di uomini e bambini sono particolarmente dettagliate. E gli assassini sono descritti in modo verosimile: uomini di poca sostanza, armati di spade e baionette e contaminati dal fanatismo religioso e dal nazionalismo.
La Masseria delle Allodole, di Antonia Arslan, è un libro d'una famiglia narrativa inquieta, che negli ultimi anni s'è accresciuta di qualche titolo: Koba il Terribile, anzitutto, di Martin Amis.
Il doppio genocidio armeno, svoltosi tra il 1894 e il 1915 e tradotto su pellicola dai Fratelli Taviani, è ancora negato dal governo turco (che ha anche vietato la traduzione del romanzo di Antonia Arslan).
Temo il riaccendersi di vecchi focolai.
Leggo che un Ministro di Ankara, musulmano, ha licenziato su due piedi un Ambasciatore del suo paese reo d'averlo indotto nel peccato, servendogli, al proprio desco, un risotto che conteneva un po' di vino.
Penso all'uomo di Nazareth, alla sua sacrosanta cacciata dei Mercanti dal Tempio, e mi sorprendo a considerare che, oggi, dovremmo pure cacciare i Sacerdoti dal Mercato.

giovedì 23 agosto 2007

E' CIVILE QUESTA PROTEZIONE?



Affermazione A.
Sostiene il Capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, che manca il coordinamento. Anche se, in alcune zone, ha funzionato.

Affermazione B.
Sostiene il Capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, che questa è la giornata peggiore, per gli incendi, nel nostro Paese.

Affermazione C.
Sostiene il Capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, che saranno stanziati 5 milioni di euro, in tutta Italia.

Il lettore indichi quale tra le precedenti affermazioni può ritenersi verosimile, quale dignitosa, quale accettabile.

mercoledì 22 agosto 2007

AL PIROMANE IGNOTO


Pensavo, nei giorni scorsi, al primo Post dopo il rientro: sarebbe stato una miscellanea di piccoli eventi.
In testa a tutti, l'editoriale con il quale il direttore della Gazzetta dello Sport si scusava con i lettori di una notizia parzialmente infondata: un'eccezione assoluta, nel panorama giornalistico italiano, ammettere d'avere avuto torto.
E poi, la politica - con la conclusione della parabola di Daniele Capezzone, dal trasversalismo dei Volenterosi alla ricerca di una cadrega nel Centro Destra (nel Centro Sinistra sarebbe stato lo stesso) - e il sangue di tanti omicidi in famiglia.
Ma questo 22 agosto ha cambiato tutto.
E il primo Post voglio dedicarlo al Piromane Ignoto: all'assassino di tre innocenti carbonizzati in un agriturismo a Patti; al distruttore di Cefalù e di mille altri boschi siciliani.
Agisce nella completa certezza della propria impunità. Conta sull'inefficienza dei soccorsi. E' tra gli uomini una manifestazione del Male: è la Peste, è il Diavolo.
Importano poco le eventuali motivazioni pratiche delle sue azioni: qualche giornata in più con la Forestale, degli intenti speculativi, una strategia mafiosa.
La Follia di chi dà fuoco ad un bosco o ad un campo coltivato non si lascia affievolire dalle cose terrene.
Ora si discuterà a vuoto, per qualche giorno, uno o due al massimo, d'aumentare le pene detentive per questi matti, o miserabili.
E invece. I savi. I giusti.
Cos'hanno fatto per impedire quel che è accaduto?
Quanti Canadair servirebbero in Sicilia? E a cosa serve la Forestale, se siamo privi di una Riserva Regionale in grado di mobilitarsi presto ed efficacemente a scopi di Protezione Civile?
E noi, a cosa stiamo pensando, oggi? Al mondo che abbiamo fin qui conosciuto o a quello che verrà? Siamo in grado di affrontare le conseguenze delle mutazioni climatiche?
Considero i matti e i miserabili né più né meno che delle variabili territoriali: in Sicilia, forse, più frequenti che altrove.
Ma sono i savi, i giusti, a farmi arrabbiare di più.

sabato 28 luglio 2007

FERIE D'AGOSTO


Anche per me. A luglio, bloggare in calo. Ad agosto, poi, si spegnerà quasi del tutto. Insieme alla lettura dei giornali. Libri in rialzo. Buone vacanze.

venerdì 20 luglio 2007

MENO CANDIDATURE, PIU' FUTURO


Un Blogger, Mario Adinolfi, si è in questa veste candidato alle Primarie per la scelta del Leader del Partito Democratico. In alternativa a Walter Veltroni, ed ora anche a Furio Colombo e a Rosy Bindi. Adinolfi, che ha 35 anni, vuol rappresentare i giovani e il "popolo della Rete" (viene meglio in inglese: Web People).
Ha scritto un appello molto "politically correct", e probabilmente il passaggio per questo rito d'iniziazione politica gli conferirà qualche credito, da riscuotere presto.
Ma non è questo il punto.
Per la prima volta, nella coalizione radical-riformista, si è aperta una lotta aperta, e quasi senza quartiere, per la successione a Romano Prodi.
Si preannuncia pure una candidatura del prudentissimo Enrico Letta.
Ora, mi chiedo: perché è così importante la questione della Leadership, nel Centro Sinistra e nel Centro Destra?
Se si trattasse del parto dei due nuovi contendenti per la carica di Presidente del Consiglio, la scelta sarebbe stata rinviata al momento più utile, mi rispondo. Alla vigilia delle nuove elezioni.
Non è così.
Ho l'impressione, dunque, che il Paese sia alla vigilia di due eventi.
La scelta, nel Centro Sinistra, di un Nocchiero, capace di guidare il Partito Democratico nel mare aperto di nuove alleanze.
La scomposizione, nel Centro Destra, non delle alleanze tra i partiti, bensì delle alleanze "nei partiti".
Mi pare che quella scomposizione e ricomposizione del quadro politico tratteggiata da Follini, e in fondo anche da Casini, Rutelli ed altri (Dini, Di Pietro, Mastella, Pisanu, Tabacci, etc.), sia oggi un po' più vicina nel tempo.
Per queste ragioni, Adinolfi e il "popolo della Rete" farebbero meglio ad avviare quel dibattito sulla modernizzazione del Paese che è la vera posta in gioco del passaggio dalla Seconda alla Terza Repubblica.
Altrimenti, è puro personalismo (termine togliattiano, lo riconosco), o semplice gioco di sponda.

giovedì 19 luglio 2007

LA SOLITUDINE DI BORSELLINO


Oggi ricordiamo Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta.
Borsellino sapeva che la sua sorte era segnata. Glielo diceva la logica, e glielo dicevano le informative dei Ros sul tritolo già consegnato ai suoi assassini, i tanti segnali colti in incontri ufficiali o riservati, e infine, l'assenza di concreti provvedimenti a sua tutela.
Era consapevole d'esser rimasto solo, Paolo Borsellino: contro Cosa nostra e i suoi complici.
In quel dibattito alla Biblioteca Comunale, promosso da Micromega (era forse il 27 giugno, tre settimane prima del suo appuntamento con la morte), pronunciò parole insolitamente dure, su quel che aveva preceduto e accompagnato la morte di Giovanni Falcone.
Credo anch'io che le cause degli eventi che si scatenarono in quel terribile periodo, iniziato nel '92 con la morte di Salvo Lima e conclusosi nel '93 con gli attentati di Firenze, Milano e Roma, siano da addebitarsi ad un complesso ragionamento, che per consuetudine sociologica si potrebbe dire "politico".
Furono assunte delle decisioni, probabilmente, in Sicilia e altrove (principalmente altrove). E queste decisioni, a cascata, ne determinarono delle altre.
Non credo alle teorie dette del "Grande Vecchio". Mi pare probabile, piuttosto, che si sia giocata una sorta di partita a scacchi, con più attori, molti dei quali hanno fatto presto a metter da parte ogni scrupolo.
Se lo hanno fatto, o erano stretti in una falange sin troppo compatta, o intravvedevano dei vantaggi, da quel cedimento.
E poiché nessuno ammetterà d'aver partecipato a quella sfida, ritengo che difficilmente si giungerà alla verità.
Alcuni tra i protagonisti, assolutamente insospettabili, potrebbero essere ancora in giro, a godersi i frutti di quella stagione, e a vegliare sul silenzio.

martedì 17 luglio 2007

PICCOLA ORAZIONE PER PAOLO



I più piccoli, svegliati al mattino presto, con la dolcezza dei giorni santi, sono avvolti nell’ombra, stringono con tutta la loro forza le mani dei grandi, e vedono solo quei corpi, enormi, stretti l’uno all’altro, in una piazza che sembra Palermo, ed è Gerusalemme; stanno in silenzio, nel clamore dell’attesa, finché la porta, percossa dai vecchi anelli dei battenti, non si apre, con un cigolio metallico.
Scendono, i più piccoli, passo per passo, i gradini che conducono al Santo Sepolcro, rischiarato dal foro stellato sul tetto altissimo di Sant’Elena, fino alla pietra dell’unzione, e a quel sarcofago.
Quello.
La cera calda ne suggella l’entrata: una porticina di legno.
I cerimonieri appongono i loro sigilli.
E poi il miracolo, all’interno: il Fuoco Sacro, che tutti si passano di mano in mano, piegando un poco la candela.
Mi torna in mente quel miracolo, quando penso alle fiaccole.
Mi torna in mente che sono stato piccolo, tra i grandi.
Mi torna in mente uno sguardo, preoccupato: di una pena che mi attraversava come un lampo, e come se io non ci fossi, in quel momento, a San Francesco d’Assisi: lui era seduto, da solo, su una panca, su un fianco della Basilica, e i celebranti ricordavano altri morti.
Poi sarebbe toccato a lui, a Paolo.
Ho visto quel Fuoco, e anch’io l’ho preso sulla mia fiaccola.

Il 19 luglio del 2007 saranno trascorsi quindici anni dalla strage di via d'Amelio. La mia Palermo perse ogni speranza. Ricordo le notti di protesta e di lacrime al Palazzo delle Aquile. A Casa Professa. Un anno fa, Giuseppe Cutino mi ha chiesto un breve testo, per ricordare Paolo Borsellino.

PALERMO COME METAFORA



In una celebre intervista, rilasciata trent’anni fa a Marcelle Padovani, Leonardo Sciascia parlò della Sicilia come Metafora, ed ora, la Linea della Palma – proprio come Sciascia aveva previsto - si è spostata a Nord, con mafie e corruzioni.
Era rischioso descrivere la Sicilia come metafora letteraria di un malessere, dire che solo a partire dalla Sicilia, dalla sua straordinaria concentrazione di senso, poteva esser compresa l’Italia. Era una profezia, per alcuni, e un insulto, per molti.
Oggi è solo una malinconica ammissione parlare di Palermo come metafora della banalità dei tempi nostri, e della banalità del male, con Provenzano e i suoi boss “normali” come burocrati nazisti.
Un’altra parte della metafora che è Palermo si trova nella notte brava di un paio di ragazzi: ripresi da una telecamera di sicurezza mentre incidono teschi e scritte sulle vetrine blindate di ventidue negozi del centro. Danni per centinaia di migliaia di euro.
Niente mafia, però.
Per gli investigatori, è un’intimidazione senza pizzo, una violenza senza contropartita: degna conclusione di una sera tediosa dinanzi al Teatro Politeama, con i ragazzi tutti uguali, per capelli vestiti parole, illusi, mascherati e illuminati dalle insegne, come in uno studio televisivo.
La metafora di Palermo comprende città diverse: la città della noia e dell’indifferenza; la città violenta, mafiosa; la città che usa il linguaggio universale dell’arte e della letteratura; la città che preferisce il racconto nudo e crudo della violenza che l’attraversa (e con ciò, si ripiomba nella noia, in una spirale senza fine).
Palermo era più affascinante, un tempo: città magica, popolata di fantasmi, incantamenti e maledizioni.
Serviva un non siciliano perché Palermo tornasse ad accorgersi d’aver perso tutto, nello scambio. Emanuele Crialese, con il suo Nuovomondo, ha inscenato una storia di sradicamento, e non una semplice cronaca d’emigrazione.
Il sottosuolo di Palermo, però, è ancora ricco di quelle materie prime che servono a far Letteratura. La tentazione di accontentarsi di quel che sta in superficie, però, è fortissima.
“Le metafore”, sostiene Michele Perriera, “scelgono luoghi pericolosi dove incarnarsi: come Palermo, dove ciascuno può giocarsi tutto quanto, d’improvviso”.
Perriera ha settant’anni e qualche medaglia sul bavero. Partecipò all’unica guerra d’avanguardia del secondo Novecento: il Gruppo ’63, che quell’anno fu consacrato dalla contemporanea presenza, a Palermo, di numerosi scrittori, poeti, filosofi. Balestrini, Eco, Malerba, Sanguineti, fra gli altri.
Perriera ha insegnato, a scuola, e ha scritto, da critico letterario, su un quotidiano: ed era il “L’Ora” di Cimino, Farinella, Nisticò, Saladino, Sottile e tanti altri. Poi, l’avventura del teatro.
Era una Palermo delle anime morte, quella descritta da Perriera nella sua autobiografia, Romanzo d’Amore, che si sarebbe detta sorella di Praga, Cracovia, Budapest, Berlino est. A risvegliarla, fu il miracolo dell’als ob, del “come se”: ci si ribellava con il teatro e con la musica, come si vivesse altrove.
Nei primi anni Settanta, Morte per Vanto, che Perriera trasse dal Doctor Faustus di Christopher Marlowe, coinvolse decine di persone: giovani attori, scenografi, costumisti, assistenti (ed essi furono il primo embrione della sua scuola di teatro, il Teate’s). Vennero poi le regie sui testi di Beckett, Cechov, Durrenmatt, Ibsen, Ionesco, e - primato assoluto, in Italia - di Harold Pinter.
Nei libri di Perriera, e pure nell’ultimo, La Casa (pubblicato da Sellerio), c’è una parola che ricorre, o di frequente si nasconde tra le righe, ed è Passione. Occorre accostarle un’altra parola: Trasfigurazione.
Ecco il tabù da infrangere: si può amare Palermo e farne Letteratura? Trasfigurarla?
Alla domanda, Perriera risponde con i suoi libri.
Prendete un uomo comune, coi suoi piccoli sogni, i suoi piccoli gesti quotidiani, i suoi piccoli amori, e reggendolo per le spalle, come un soldatino di piombo, estraetelo dal suo piccolo mondo e inseritelo nel mondo magico in cui è possibile ogni cosa.
Nella Pietroburgo di Gogol, una mattina, l’assessore Kovalev perde il naso.
Nella Praga di Kafka, lo studente Gregor Samsa si ritrova nel corpo schifoso di uno scarafaggio.
Nella Palermo di Perriera, il capocommesso Francesco perde la casa: per il suo acquisto ha contratto un mutuo. Nessuno sembra credergli. Nessuno osa testimoniare d’averla vista, quella casa gialla, del colore della follia. Francesco prosegue la sua battaglia solitaria per la verità. Fino al sacrificio.
Se ne ricava che l’uomo comune non sa guardare a sé, non sa agire, quando sul suo capo pesa l’amministrazione di un potere che tutto controlla, e tutto vuol sapere. Una disgrazia che sia infinitamente più grande del quotidiano stillicidio di sopraffazioni e violenze, lo induce invece ad atti imprevedibili. Il nuovo status magico snatura l’uomo comune, sia egli Kovalev, Gregor o Francesco: ne fa un eroe.
Francesco, il capocommesso, riesce a farsi un’idea precisa del perché la sua casa sia improvvisamente scomparsa: sa dell’esistenza di un Potere maiuscolo, più elevato della mafia. Il sospetto - termine carissimo all’eretico Perriera - è che, più elevato della mafia, non sia altri che la condizione universale della mafia.
“La mafia è ubiqua - dice Perriera - e ha a che fare con il ricatto dell’uomo sull’uomo. Si trova ovunque, ma nel Sud questo fenomeno è formidabile. Qui s’avverte il pericolo dell’esistenza, e anche il sogno dell’esistenza. Questo carattere - la speranza contro ogni speranza, che induce a vedere il mondo nel suo segreto - è a mio modo di vedere profondamente commovente. La mafia è uno dei tanti poteri segreti del nostro mondo. La politica è sempre stata un artificio. La realtà vera e profonda è il Potere, il mistero che sta dietro alla politica. Immaginare e raccontare il mistero è il compito di uno scrittore: non quello di raccontare una vicenda più o meno mafiosa. Siamo circondati, corrosi, dalla prepotenza. Riuscire a cogliere l’origine della prepotenza e i suoi modi di procedere è l’arte dello scrittore vero”.
Essendo Palermo gravemente malata di mafia, allora, la tensione al Fantastico dovebbe esser naturale.
“E invece, si ha paura dell’ambiguo, del complesso. Solo dove c’è profumo di ambiguità e complessità, però, c’è verità”.
Il crimine descritto nel libro consiste nel privare un uomo dell’intera gamma delle sicurezze possibili.
“Volevo narrare la testimonianza della sparizione: stupita e angosciata, come un viaggio verso una verità differente da quella consueta, un viaggio verso una verità da ricercarsi nel nostro inconscio, nel nostro mondo interiore. Francesco è importante per me, mi rivela della Metafora Palermo il carattere quasi innocente, e insieme catastrofico: quest’uomo apparentemente normale ha scoperto l’immaginario e il mistero”.
Questo romanzo ha un tono epico, è una sorta di rivelazione. Poteva svolgersi solo a Palermo, o anche altrove? Nella Los Angeles di Raymond Chandler?
“Amo molto Chandler. Sì, poteva svolgersi altrove. Ma non a Los Angeles. Gli alberi che stanno intorno alla casa, le betulle, sono l’indicazione di altri luoghi: la Russia, la Scandinavia”.
E’ una Palermo insolitamente gelida, questa.
“Lo è, infatti. La passione è trattenuta dal fatto d’essere esposti all’esperienza”.
Nel romanzo, ci si auspica che nessuno pronunci la frase sciasciana sull’irredimibilità di Palermo.
“Di Palermo, amo la dimensione universale. Palermo è insieme barbara, nel senso più bieco del termine, e di grande intelligenza, nel senso più delicato della parola. Palermo è una città che sa quali trucchi si nascondono nel mondo, quali passioni si svolgono segretamente nella vita reale”.
Si può trascurare quella dimensione universale? Nuovomondo sembra invitare a seppellire una parte dell’opera di Leonardo Sciascia, quella più legata alla cronaca dei suoi tempi, e a restituirla alla storia.
“Io scrissi una stroncatura di Sciascia, quando scriverne male significava esser condannati alla fame. Scrissi male del Contesto, di quel romanzo saggio che parlava del Pci. Era la banalizzazione di tutto”.
Sciascia fu stroncato dal Pci. E tu, da chi fosti stroncato per la tua stroncatura?
“Da nessuno. Fui circondato dal silenzio: tipico del Meridione. Ancora oggi si dice che Il Contesto fosse un bellissimo libro. Anche Sciascia per lungo tempo è stato frainteso: il suo meglio è nelle sue pagine fantasmatiche, nei suoi primi racconti e negli ultimi suoi libri, La Strega e il Capitano, Il Cavaliere e la Morte e Una storia semplice. Sciascia nascose per lungo tempo questa sua vocazione all’immaginario, che alla fine si manifestò in modo fortissimo”.
Si può dire: Sciascia è morto, viva Sciascia?
“E’ quel che dissi”.
Forse non è quell’intervista, Sicilia come Metafora, che sconcerta e sorprende, oggi. Nero su Nero, semmai. Nero su Nero puoi consultarlo come certi cabbalisti fanno col Pentateuco, come certi mistici fanno la Bibbia: aprendolo a caso, e indovinando, nei pressi del primo lampo dell’occhio, i significati oscuri della giornata. Frammenti di memoria.
“Palermo ricorda tutto: ogni vicolo, ogni strada, emanano ricordi. Palermo sa tacere, però”.
I fatti de La Casa partono dalla necessità dell’inverosimiglianza.
“L’immaginazione ha il fine di rendere più credibile la verità, e di scoprire i segreti più profondi e impegnativi dell’inconscio”.
Nell’America del Sud, da Jorge Luis Borges a Gabriel Garcia Marquez, il Fantastico è stato la chiave d’interpretazione del moderno. Al centro del Mediterraneo, in Sicilia, questa chiave si è smarrita, tempo fa, inspiegabilmente.
“C’è un modo di essere della Letteratura e dell’Arte in generale che, in tutte le epoche, guarda oltre le apparenze: in particolare, fra gli scrittori di lingua spagnola. Nella Vita è Sogno, di Calderon de La Barca, nel Don Chisciotte, di Miguel Cervantes. Il meglio delle letterature meridionali è la letteratura dell’Immaginario, che trova la sua radice più fertile nella trasfigurazione, nella forza creativa dell’autore, della città, del mondo. In Italia questo fenomeno è rarissimo: la vocazione al realismo è quasi maniacale. Il nostro passato più forte è romantico e realistico. Penso a Manzoni, o a Verga, il quale, tuttavia, pur essendo uno scrittore realistico, fu un campione dell’immaginario. Come ad esempio furono Beniamino Joppolo e, nelle pagine migliori del Gattopardo, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, e uno dei suoi racconti, Lighea, è straordinario”.
In mezzo, c’è Lucio Piccolo.
“Ovviamente”.
E l’erotismo? Il più grande romanzo erotico del Novecento italiano, Il Gattopardo, è sterile come don Fabrizio. Non ha lasciato eredi.
“Nella nostra letteratura, l’eros è tra le righe. L’eros è il ritmo. Il movimento immaginario che percorre il testo ha il carattere di un amplesso. Gran parte della letteratura siciliana è un amplesso mascherato, e buona parte di questi amplessi mascherati la si ritrova nella letteratura meridionale di tutto il mondo”.
Palermo può esser metafora, dunque, se capisco bene, solo se rinuncia ad un realismo esasperato, se impara ad usare nuovamente, come in passato, la chiave del Fantastico, se torna ad indossare le vesti magiche di un tempo.
“Il luogo della Metafora non può che essere un luogo pericoloso. Palermo è una Metafora perché la città ha già alle spalle l’analisi della realtà, e può partire da qui verso una solitaria capacità di sognare, di fantasticare. In questo momento, c’è la tendenza a pensare che senza realismo non c’è letteratura, ma solo infelicità. Io sono dell’opinione contraria: senza realismo, c’è la capacità di vedere oltre la tenda, oltre il sipario. Possiamo restituire la vita alla sua teatralità più profonda, solo a patto d’esser lontani dal realismo più spicciolo, che oggi ha una diffusione veramente scioccante: i libri che si pubblicano sono impressionanti per banalità e per ovvietà. Nello studio del Teatro mi sono consapevolmente opposto all’Accademia d’Arte Drammatica, al luogo della manifestazione realistica della recitazione. Sono convinto che la grande lezione della storia della letteratura stia in fenomeni notissimi, amatissimi e male interpretati. La tragedia greca, il teatro elisabettiano, insieme a Calderon, Cervantes, Borges. Borges è il segno di una visione del mondo che viene dalle dimensioni più intricate della nostra psiche”.
C’è la magia, c’è l’inconscio, e c’è la fede, a Palermo. La fede dei mafiosi, ad esempio, raccontata nel Codice Provenzano, di Salvo Palazzolo e Michele Prestipino (pubblicato da Laterza), con il Boss e i suoi accoliti, numerati secondo una precisa gerarchia d’importanza e vicinanza al Capo, che parlano costantemente di Dio, di Gesù Cristo, della Madonna.
Qualcuno, tra i boss, rivela il proprio disappunto per quelle parole di Papa Giovanni Paolo II, che ai mafiosi disse “Convertitevi”.
“Karol Woityla era un Papa fortissimo, un conquistatore di anime”.
E Joseph Ratzinger, invece?
“Credo che Ratzinger sia capace di quell’ossessione del mondo che può dar luogo alla rivelazione: con dolcezza, con una specie di rarefazione dello spirito. Questa è un’età molto banale, corrotta, penosa, complessivamente insopportabile. L’insopportabilità di questa vita è il fondamento di ogni idea importante”.
Forse, questa conversazione anti-illuminista non riguarda solo la Letteratura.

lunedì 9 luglio 2007

GIUSTIZIA E' SALVARE UNA VITA


Il Professor Giovanni Fiandaca, al quale il Fato ha tolto un figlio - con la complicità, racconta, di un Pronto Soccorso poco Pronto e poco incline al Soccorso - ha dato vita, a proprie spese, alla Fondazione "Renato Fiandaca", per il miglioramento del sistema sanitario, e dei servizi d'emergenza, in particolare: per salvare delle vite.
Giovanni Fiandaca, che è Ordinario di Diritto Penale all’Università di Palermo ed è stato membro del Csm, conosce bene il funzionamento della Giustizia. Non ha fatto causa. Se la sarebbe presa, ha detto in un'intervista al "Giornale", "solo con un capro espiatorio, con un nome e cognome che è solo l’ultimo anello di una catena. Il più debole".
La sua Fondazione, con una donazione di 250 mila euro, ha dato vita, insieme all'Ismett - l'Ospedale di Palermo divenuto un punto di riferimento internazionale nel campo dei trapianti d'organo - ad un Centro di simulazione che serva ad insegnare a medici e ad infermieri ad operare correttamente in situazioni d'Emergenza: sono stati anche acquistati cinque robot, che simulano il comportamento del corpo umano in quelle situazioni.
E' una forma di Giustizia, questa. Forse la sola possibile, nella sua accezione terrena. Quella che non passa per la Giustizia ordinaria, alla quale si ricorre solo quando si è certi di non poterla più ottenere.

sabato 7 luglio 2007

CINQUECENTO VELTRONI



Siamo ancora scossi dai due eventi mediatici dell'anno.
Walter Veltroni sarà vendutissimo. Più del modello Topolino. Lo daranno in allegato all'Unità e a La Stampa. Luca Cordero di Montezemolo lo presenterà come il prodotto di una nuovissima squadra di progettisti, fiore all'occhiello del Lingotto. Ottimo per le famiglie e per i single, rigido e, volendo, reclinabile. Niente doppietta e cambio automatico.
La Cinquecento, poi. Ottima per i quattro futuri leader del Partito Democratico: due davanti e due dietro. E come il PD, l'avremo in seicentomila versioni: tanti quanti i possibili programmi di governo. Di tutti i colori: verde rossa rosella bianca e nera. Contemporanea e vintage. Pupone e Pizzaballa.
Siamo pieni di speranze.

SE LO SPONSOR INQUINA


Gran successo per Live Earth, la rete di concerti per Salvare la Terra, presentati, in teleconferenza, da Al Gore (ancora arrabbiato per l'arresto del figlio, arrestato negli Usa per aver superato i 160 all'ora sulla sua auto, completamente ubriaco). Dicono che la diretta sia stata ascoltata e vista da due miliardi di persone. E in Rete c'è un record di contatti. Chissà come sarà contento lo sponsor della copertura online dell'evento: Chevrolet. Dicono che costruisca auto. A idrogeno?

giovedì 5 luglio 2007

LIBERI E FAZIOSI. ADDIO, DIRETTORE.


Questa è la foto che campeggia sull'Home Page dell'Espresso, ed è l'ultimo (no, non l'ultimo!) saluto all'ex Direttore, Claudio Rinaldi. Il suo Blog - Italia Loro - è ricco di ricordi, di ringraziamenti, di commiati. Io mi ricordo di Rinaldi, delle mie letture dell'Espresso, anni fa. E devo dire che quel tipo di giornalismo, il suo, mi ha fatto capire una cosa: si può esser faziosi, e Rinaldi lo era, ma onesti. Si può rivendicare con orgoglio la propria identità, e persino la propria appartenenza ad un campo politico, e culturale, ed allo stesso tempo, affermare la propria autonomia di giudizio. Il giornalismo italiano, il migliore, è - a pensarci bene - in questo sforzo, solo in questo.

mercoledì 4 luglio 2007

IL FOU LIBERALE



C'è un deficit di Liberalismo in Italia. Ed ogni volta che qualcuno prova a seminarne un po', sui campi aridi della nostra politica, viene preso per matto, e accompagnato fuori dai recinti a braccia, in una simulazione d'altruismo, e con tanti sguardi d'intesa: E' matto, matto, matto.
Daniele Capezzone, ex enfant prodige pannelliano, s'è fatto cacciare dal PR e da Radio Radicale per aver dato vita al gruppo trasversale dei Volenterosi.
Ha messo in rete i suoi wishful thinkings.
Merita la nostra adesione.

http://www.decidere.net

RAGIONEVOLE DUBBIO


Non sono un giurista. Mi chiedo se la nozione di "Ragionevole dubbio" abbia cittadinanza anche in Italia; se il nostro processo contempli quella formula, ricorrente negli Stati Uniti (che ha a che fare, peraltro, con il Diritto Romano: In dubio, pro reo).
Arrivo al dunque. Il processo al ragazzo di diciassette anni - diciotto da domani - accusato di avere ucciso l'Ispettore Raciti, negli scontri dinanzi al Massimino. Si terrà, se mai si terrà, poggiando sulle fragilissime fondamenta di un'inchiesta che storicamente conta: una perizia dei Carabinieri del Ris che scagiona il ragazzo (le lesioni dell'Ispettore non potrebbero ricondursi al lavabo d'acciaio retto dal ragazzo); una testimonianza di un collega dell'Ispettore Raciti che racconta di uno scontro della vittima con lo sportello aperto di un Land Rover Discovery in retromarcia (più compatibile, sembra, con le lesioni riscontrate durante l'autopsia e con le immagini e la tempistica delle lesioni stesse).
Ora, l'eccellente difesa del ragazzo (il nome del quale sarà rivelato domani, al compimento della maggiore età), ha più volte chiesto la sua scarcerazione, puntualmente negata; ha chiesto che le indagini fossero svolte da organi di polizia giudiziaria diversi dalla Polizia di Stato (emotivamente coinvolta nei fatti): non se ne parla; ha chiesto che le udienze del processo per il reato - in questo contesto secondario - di Resistenza a Pubblico Ufficiale, si tenessero a porte aperte (no anche a questo); ha chiesto lo spostamento del processo per legittima suspicione: no, ovviamente!
Non dico del comportamento esecrabile del ragazzo: un violento; della pista che potrebbe ricondurre agli scontri di Librino, di poco precedenti quelli del Massimino, né dell'uso di bombe carta, del tipo di quelle sequestrate nella Terra di Nessuno di Librino.
Non dico della pena che si prova per l'Ispettore Raciti, e per la sua famiglia.
Quel che sta accadendo, a Catania, solleva più di un dubbio. Ragionevole dubbio.

martedì 3 luglio 2007

MEDICI CON LE BOMBE


Tra i sospetti attentatori in Gran Bretagna, ci sono alcuni giovani cittadini modello, fermati da Scotland Yard (immagino in collaborazione con i servizi segreti, e forse non solo con quelli inglesi).
Musulmani. Medici.
Ottimi stipendi. Studi eccellenti, e costosi.
Anni di fatica: sui libri, nelle biblioteche, nelle sale anatomiche.
Mi chiedo quali possano essere i motivi di un tale dispendio di ragione, e di vita.
So che esiste un prontuario giustificazionista del Terrore, al quale far ricorso, per ribattere ad una così radicale incomprensione: il passato colonialista dell'Occidente, il controllo del petrolio e del gas, le guerre di dominio.
Ci si potrebbe anche trastullare con le passate stagioni risorgimentali e irredentiste, in Italia, e con il terrorismo anti inglese di Israele (prima della fondazione), e degli stessi Stati Uniti (prima dell'indipendenza).
Ribadisco, però: non capisco.
Come può un medico lavorare ad un'autobomba, calcolare il massimo danno possibile per mezzo di bombole circondate di chiodi?
Un medico. Giovane. Religioso.
Che si tira fuori dalla Comunità della quale fa parte, e la ferisce.
Sempre che si possa ancora parlare di Comunità, e che non stia nella loro degenerazione, il problema: nell'assenza di Comunità.

CONDANNA A DOMICILIO PER SOFRI


Finirà di scontare la sua condanna agli arresti domiciliari, Adriano Sofri, nella sua casa di Tavarnuzze.
Il suo stato di salute è incompatibile con il carcere.
Lo ha stabilito una perizia medica.
Sofri ha annunciato querela per chi parlerà di trattamenti di favore.
Fa bene, Sofri, ad opporsi preventivamente ad ogni tentativo di diffamazione.
Noi, che abbiamo il solo merito di stare a guardare, sappiamo che Sofri è più scomodo in galera che fuori, che in Ospedale stava per tirare le cuoia, e che la sua cicuta voleva comunque berla fino in fondo, per una condanna che ha sempre ritenuto ingiusta ed alla quale ha evitato di sottomettersi (con il chiedere la grazia, ad esempio).
Di questi tempi, certe spacconerie sono malviste.

UMANO, KENNEDY: TROPPO UMANO


Dalla desecretazione di alcuni documenti decisa dalla CIA, apprendiamo che J. F. Kennedy aveva progettato un'azione illegale di prima grandezza: l'omicidio di Fidel Castro. Sapevamo già della Baia dei Porci, del rischio corso dal mondo intero, per via dello scontro sui missili sovietici a Cuba; e di Marilyn Monroe, e di Sam Giancana. Dei primi consiglieri militari USA in Vietnam (fu il via alla guerra, di fatto: la fine, bel paradosso per i Liberal, la decise Nixon).
Mi chiedo se questa continua slavina di rivelazioni su Kennedy, forse mirata a ridimensionarne il peso nella storia statunitense, non l'abbia invece reso più umano, con l'esito secondario, e non prevedibile, di far luce sul Potere, che usa tutti i venti, vengano essi da dritta o da mancina.

lunedì 2 luglio 2007

I NOSTRI FANTASMI


Le mattine d'estate sono per la tv come le notti d'inverno. Passano, per i canali della Rai, degli autentici capolavori. Come Fantasmi a Roma, di Antonio Pietrangeli. Una commedia dai toni malinconici con Eduardo De Filippo, Marcello Mastroianni, Sandra Milo, Vittorio Gassman, Tino Buazzelli.
Il Principe di Roviano, De Filippo, rifiuta fino all'ultimo di vendere ad un palazzinaro la residenza avita nel centro di Roma, popolata di antenati oramai incorporei, e muore per un incidente domestico: l'esplosione del vecchio scaldabagno, che s'era rifiutato di cambiare con uno più moderno. Inutile aggiungere che l'erede venderà subito il palazzo.
Il film è tutto qui. Nello scontro tra i Fantasmi (tra le schiere dei quali ben presto si schiererà il Principe) ed i Viventi (si fa per dire).
C'è una battuta che mi ha colpito. Il Principe dice che non è lui, "il pazzo", bensì lo è chi si fa venire "un infarto a 35 anni". Per l'ansia di vivere, sottintende il Principe, e per la scarsa considerazione che in fondo se ne ha, del vivere.
Era già così, nel 1961, al tempo in cui il film venne girato? Quand'è, precisamente, che abbiamo perso il senno?

P.S. La sceneggiatura, ca va sans dire, è di Ennio Flajano.

sabato 30 giugno 2007

VIA IL WRESTLING DALL'ITALIA (UNO)


A propòs di Wrestling. Mediaset ha deciso di cancellarlo dal palinsesto di Italia Uno, dopo il triplo omicidio-suicidio di Chris Benoit, meglio noto come Lo strangolatore. C'è il rischio che non si riesca a distinguere tra realtà e finzione, hanno detto a Milano. Alla buon'ora. Speriamo che cotanta prontezza colga pure le menti illuminatissime di Sky.

venerdì 29 giugno 2007

BRUCIA, PARIS, BRUCIA


Un'anchor woman della Msnbc, Mika Brzezinski, si è rifiutata di leggere una notizia su Paris Hilton durante il suo telegiornale. Ha tentato di bruciare il foglio, si è arrabbiata, ha commentato la scelta di metter quella notizia nel copione: "Io odio questa notizia e penso che il nostro telegiornale non dovrebbe cominciare così. Io non credo affatto nella copertura di questa notizia, non si può iniziare un telegiornale così, soprattutto quando ci sono stati altri eventi come quelli di oggi".
Cosa ricaviamo da quest'esperienza?
Sappiamo che Mika Brzezinski non è stata licenziata.
Intuiamo che quel che ha fatto, sarà oggetto di dibattito, negli Stati Uniti.
Siamo certi che in Italia troveremo il modo di dimenticare in fretta il suo gesto, e da qui all'oblio, di ridicolizzarlo.
Mika è figlia di Zbigniew, consigliere per la sicurezza nazionale di Jimmy Carter, democratico di ferro.
Il nonno, Tadeusz, fu un patriota e un diplomatico polacco, e si adoperò per il soccorso di migliaia di ebrei, perseguitati dal nazismo.

ADDABBANNA, IN CILE



Olivia Sellerio e Pietro Leveratto, dopo Accabbanna, hanno inciso un nuovo disco, sempre per Egea Records: Violeta.
Undici canzoni di una grande artista cilena, Violeta Parra, che fu musicista, poetessa, pittrice, scultrice, e della quale si celebra, quest’anno, il quarantesimo anniversario della morte.
Violeta sarà in vendita in autunno, ma già in queste settimane le undici canzoni, a cominciare da Gracias a la vida, vengono eseguite in una tournée italiana.
Con Olivia (voce) e Pietro (contrabbasso e arrangiamenti), suonano Gabriele Mirabassi (clarinetto), Marco Moro (flauto, flauto basso, ottavino), Luciano Titi (fisarmonica), Stefano Cabrera (violoncello), Jarrod Cagwin (tamburi a cornice e percussioni).

giovedì 28 giugno 2007

EGOISTI E ILLUMINATI


Nel suo discorso di candidatura alla guida del Partito Democratico, al Lingotto, Walter Veltroni ha citato una frase di Vittorio Foa, lucidissimo quasi centenario esponente del socialismo italiano.
A destra - sintetizzo - sta chi pensa egoisticamente a sé; a sinistra, chi si preoccupa delle generazioni future.
La citazione riguardava le pensioni, lo Stato sociale, l'economia.
Ma poteva tranquillamente essere utilizzata, questa frase, per l'Ambiente, per i cambiamenti climatici.
Due piccole osservazioni.
Se davvero questo fosse il criterio ri-ordinatore degli schieramenti politici, delle identità alle quali essi devono riferirsi, che ne sarebbe di altri criteri otto-novecenteschi? Progresso e Conservazione, anzitutto. Sviluppo economico e Arretratezza.
Il binomio Progresso e Sviluppo Economico - sia nell'emisfero capitalista sia in quello comunista, beninteso - ha determinato effetti nefasti sul Pianeta.
Serve altro.
La frase di Vittorio Foa è buona è giusta. Sinistra e destra sono però termini di comodo. La differenza è tra egoisti ed altruisti. Tra ciechi e illuminati. Che ci si divida su queste questioni è necessario. Ma occorre partire dal futuro. Non da categorie vecchie ed inservibili.
Seconda considerazione.
Prima di Vittorio Foa, qualcun altro ha detto la stessa cosa, in termini più efficaci.
Ama il Prossimo tuo come te stesso.
Prossimo non solo in riferimento al luogo in cui viviamo: colui che sta vicino a me, e soffre, e abbisogna del mio aiuto.
Prossimo anche in riferimento al tempo che viviamo: colui che verrà dopo di me.
Se qualcosa del passato dobbiamo portare nel futuro, credo sia questo messaggio.

mercoledì 27 giugno 2007

E SE DEFICIENTE FOSSE UN INSEGNANTE?


Ora che il Giudice per l'Udienza Preliminare ha giustamente assolto - "Perché il fatto non sussiste" - l'Insegnante di Palermo che aveva fatto scrivere per 100 volte ad un alunno "Sono deficiente" (il bravo bambino aveva dato del gay ad un compagno, impedendogli di andare in bagno), rischiamo un doppio effetto imitativo: sulla stessa scia, da parte di Insegnanti meno dotate di quel meraviglioso senso reazionario della pena; o, a contrario, da parte di alunni stufi delle lacune professorali, che potrebbero invocare un'inedita par condicio e chiedere ai loro Insegnanti di ricopiar due o tre volte, non di più, quella frasetta: "Sono deficiente".

STRANGLER IN THE NIGHT


Mio figlio ama molto il Wrestling. Molti bambini della sua età lo amano. Ne parlano, in classe, e si scambiano le figurine dei loro eroi.
Io e Maria, mia moglie, abbiamo prima provato a dissuaderlo dal seguire quelle lotte indecenti in tv, e dopo un divieto inefficace, abbiamo raggiunto con lui un accordo - al Wrestling può dedicare non più di dieci minuti al giorno - fondato sul riconoscimento che è tutto falso: che la violenza è così esagerata, che se fosse vera per metà, morirebbero tutti quanti, quei tizi sul ring, al primo assalto.
Ora che un wrestler canadese, Chris Benoit, noto per le sue "false" tecniche di strangolamento, ha ucciso moglie e figlio e si è tolto la vita, dovremo modificare quell'accordo?

martedì 26 giugno 2007

BELLAVISTA JAZZ


Avvocato e jazzista, Dr Jekill e Mr Hyde: serissimo nelle arringhe, ispirato negli assoli. Mario Bellavista, 38 anni, rampollo di una famiglia votata al Diritto, ha inclinato verso la musica sin dalle elementari: il Conservatorio, da esterno, e poi, il classico cursus honorum di un enfant prodige del Palazzo di Giustizia. I primi successi, e i primi applausi, da un pubblico vero, in due tournée con Gianni Gebbia. Gli esami da praticante legale non gli impediscono di frequentare i seminari di Siena Jazz e Umbria Jazz. Tante cause vinte e due partecipazioni a due cd, con Mimmo Cafiero e Musica Insieme. Ora, un cd tutto suo. Dieci pezzi dai nomi tutti da interpretare: uno, Filing, è un gioco, ovviamente, e una citazione: di Filicudi, l'Isola che ha eletto a suo buen retiro da qualche anno. Con lui, hanno suonato Mimmo Cafiero, Marc Abrams e Giampaolo Casati. L'etichetta è Caligola. Gran piacere d'ascolto. Gran talento. Bravo Mario.

Mario Bellavista, 4 friends, Caligola

UNA TRANQUILLA SUDATA


E' sempre meglio di una sudata nervosa, risentita: espelle un gran numero di tossine, abbassa la pressione di quel tanto che favorisce una buona siesta, rallenta il ritmo delle nostre folli vite.
L'Enel avrà pure le sue colpe, ma provate a pensarci per un attimo, prima di cliccare sul telecomando del condizionatore d'aria: i duemila watt d'ogni "split" sono pari al fabbisogno medio di una famiglia.
E se clicchiamo tutti insieme, il sistema va in tilt.
Sapevamo tutti che il Black Out ci sarebbe stato, a Palermo, con una temperatura annunciata di 40 gradi ed oltre.
Sapevamo che il suddetto Black Out avrebbe potuto creare dei rischi: agli anziani ed agli ammalati, che di fresco hanno più bisogno, nelle case, negli ospizi, negli ospedali.
Dovremmo sapere ben altro.
Che ci si può sacrificare, di tanto in tanto: una sudata non fa male; al condizionatore, possiamo sostituire una ventola da tetto, un ventilatore, un semplice deumidificatore (consumano meno e fanno meno danni, a noi e al prossimo, oltre che alle nostre tasche); possiamo far ricorso ai metodi dei nonni: finestre o persiane socchiuse e poltroncina accanto al filo d'aria che rinfresca (una volta c'era la "stanza dello scirocco", al centro della casa e di un intelligente rete di socchiudimenti).
E poi, a proposito di condizionatori, non vi fanno un po' schifo quegli affari quadrati sull'esterno dei palazzi?

venerdì 22 giugno 2007

L'ANNOZERO DELL'AMBIENTE


Su Annozero, ieri sera, Francesco Rutelli ha detto una cosa importante: investire nel risanamento ambientale conviene; a tutti quanti, ovviamente, ed agli imprenditori.
Jacopo Fo, quasi a fargli eco (pure se, ne sono convinto, ciò era lontanissimo dalle sue intenzioni), raccontava di numerosi positivi esperimenti di risparmio ambientale: le luci delle città, a Padova, sono state sostituite con altre a basso consumo, con gran vantaggio delle tasche dei cittadini e dell'aria che gli anzidetti respirano.
Se ne ricava, dalla trasmissione di ieri (e a ben guardare, da quel po' di dibattito che si fa sull'argomento: pochissimo, ancora), che la priorità Ambiente è in grado di destrutturare le vecchie categorie della politica, e di mobilitare intelligenze le più disparate, in nome di una nuova idea, di un nuovo ideale.
L'ambientalismo non è più una categoria.
Non può essere un solo partito.

martedì 19 giugno 2007

GUAI AD AFFERMARE UN PRINCIPIO


Incarcera Erich Priebke, cinquant'anni dopo il martirio delle Fosse Ardeatine.
Processalo, lentamente.
Scarceralo, sessant'anni dopo le fucilazioni e le bombe.
E in ventiquattr'ore, dopo un tornado di polemiche, lo schiaffi nuovamente agli arresti.
Per un cavillo: "Non ha comunicato i suoi spostamenti".
In Italia, guai ad affermare un principio, o a contraddirlo.

lunedì 18 giugno 2007

LA VENDETTA E' DELLO STATO



E' uno dei responsabili della strage nazista delle Fosse Ardeatine.
Indossava la divisa delle SS. La sua carriera, favorita da Heinrich Himmler, si chiuse con le mostrine da capitano.
Erich Priebke è libero, nonostante la condanna.
Ha 93 anni, e non si è mai pentito di quel che ha fatto.
Dopo la decisione del Tribunale di Sorveglianza, che gli ha concesso di lasciare gli arresti, gli ebrei di Roma hanno protestato, e il Comune di Roma ha illuminato il Colosseo.
Recita il terzo comma dell'Articolo 27 della nostra Costituzione: Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
E dunque.
Vogliamo rieducare un nazista di 93 anni?
O tenerlo agli arresti, a 93 anni, stante la sua indisponibilità alla rieducazione?
Mi chiedo se non sia tempo di riformulare quel comma.
Basterebbe una piccola aggiunta, in coda: o al risarcimento di un crimine.
Se il monopolio della violenza è dello Stato, sua è anche la facoltà della Vendetta.

QUATTORDICI CORPI


Il primo giugno avevo scritto su questo Blog del ritrovamento di 21 corpi al largo di Malta. Ci risiamo. Ne hanno trovati altri 14, dalle parti di Lampedusa. Migranti. Clandestini. Chiamarli in un modo o nell'altro, cambia poco. Ci sono più morti, fra di loro, che in tutte le nostre guerre di mafia. Sono caduti nel deserto, recandosi in Libia, e in mare, assetati, affamati, costretti in un gommone, in una carretta, scrutando l'orizzonte in cerca di una motovedetta, di un peschereccio con la bandiera italiana.

GODIAMOCI IL PASSATO


Trascorrerò qualche giorno, come ogni anno, nel lontano Oriente siciliano.
Le infinite coltivazioni, tra i confini tracciati a secco come la Grande Muraglia. I carrubbi e gli ulivi centenari. Le masserie. Le greggi al pascolo.
Andrò in automobile. Un po' di autostrada e poi su e giù per i declivi del nisseno, fra Butera, Riesi, Mazzarino: con tappa intermedia a Gela, dentro le invisibili nubi del Petrolchimico, e poi, lungo la costa, tra le plastiche esauste delle serre e le costruzioni incompiute.
Tre ore, all'incirca.
In treno, servirebbero fino a nove ore e un quarto. L'aeroporto di Comiso potrebbe servir da scalo ad un Charter da Palermo.
E' una delle due parti della Sicilia che preferisco, il Val di Noto, insieme alle Madonie: luoghi di arretratezza operosa.
Temo che prima o poi, anche per loro, s'accenderà l'interesse del turismo di massa: che le riserve naturali saranno prese d'assalto, che le piazze di Modica e di Scicli, di Petralia e di Gangi, saranno colorate di neon e assordate da comitive ciacolanti, clacson e motorini.
Il turismo è il futuro, dicono.
Dovremmo goderci tutto il passato che ci resta da vivere.

TRE NOIR "VERDI"


Dario Flaccovio Editore mi ha comunicato un appuntamento importante, per email. Lo giro a tutti voi.

Giovedì 21 giugno, ore 19.30, alla Biblioteca Comunale di Palermo "Casa Professa", si presenta l'antologia "Fotofinish"della collana "VerdeNero - racconti di Ecomafia" (Edizioni Ambiente) che contiene tre storie di Giacomo Cacciatore, Valentina Gebbia e Gery Palazzotto. Interviene Michele Vaccari di Edizioni Ambiente. Musiche dei That's All. Proiezione delle fotografie di Massimo Di Nonno dell'agenzia Prospekt. Seguirà un rinfresco.

Parte dei proventi sarà devoluta a Legambiente, a tutela degli animali maltrattati.
Tre autori siciliani per altrettante storie – tragiche, ironiche, commoventi – sul mondo dei cavalli e delle corse clandestine. Racconti di legami spezzati dal cinismo di chi sugli animali specula, di chi li maltratta, di chi li “usa” senza pietà. In una Sicilia realistica, Cacciatore, Palazzotto e Gebbia delineano un quadro malinconico e brutale di ciò che ruota intorno alle corse clandestine: le scommesse, le torture, l’illegalità, i diritti calpestati, la morte.

Il regalo, non richiesto, di un cavallo per la festa dei diciott’anni che nasconde un mistero; il furto di un purosangue ai danni di un disabile; il dilemma di un uomo che amava i cavalli e che ha perduto la passione. Su queste tracce gli autori scattano il loro raggelante “fotofinish” su un fenomeno che sfugge agli occhi dei più.

TRE UOMINI IN BANCA


Prima le intercettazioni, ora i verbali. In passato, anche gli SMS. Vizi in piazza. Di uomini e donne. Potenti e arrivati, o parvenu e ancora un po' volgarotti. Se non si trattasse di patteggiamenti ad altissimi livelli su banche e istituzioni, ci sarebbe anche da ridere.
Il commento più ragionevole è arrivato, come spesso accade, da Sergio Romano, sul Corriere della Sera.
Vero: si può ragionare sullo sputtanamento - mi perdoni, Romano: la mia è una sintesi un po' elastica - e sui limiti ai quali assoggettare le tentazioni sputtanatorie di questo o quello, ma non bisogna dimenticare che se gli sputtanati non le avessero dette, certe cose, allora...
Aggiungerei soltanto, e l'ambasciatore Romano mi perdoni, che ne è passato di tempo, da quando ci si è resi conto che la perfezione non è roba di questo mondo, e che proprio per questo, la giustizia parte dalla colpa per giungere al colpevole.
Il contrario - partire dal reo per giungere al reato - è il contrario della giustizia.
Intercetta qualcuno, per un anno.
Magari, non incorrerà nei rigori del Codice Penale.
Ma se pubblicassimo le sue telefonate con l'amichetta o con l'amichetto, i suoi commenti sul capo o il sottoposto, le pietose o miserabili conversazioni delle quali si può esser capaci?
Io ho una risposta. Ma preferisco limitarmi a porre la domanda.

domenica 17 giugno 2007

FINE DELLA BUONA VECCHIA INGHILTERRA


I club inglesi, tradizionalmente maschili, d'ora in poi dovranno ammettere, tra i loro soci, anche le donne; e chissà se la regola riguarderà anche i maggiordomi, e le maggiordonne. Tuttò ciò avrà inevitabilmente delle gravi ricadute sui costumi, sulla politica, e sulla letteratura. Delle prime, non discutiamo. Delle altre, invece, vorremmo.
Un grande leader inglese, Benjamin Disraeli, conservatore (prima fu un whig, e qui in Italia, la sua scelta gli sarebbe valsa la patente di saltafossi, o di voltagabbana), disse: "Ho sempre pensato che ogni donna dovrebbe sposarsi, contrariamente agli uomini".
Un altro tory, Sir Winston Leonard Spencer Churchill, figlio d'un cadetto del Duca di Marlborough, ne disse un paio, alla Common House, che a Montecitorio avrebbero tirato giù il Fregio di Giulio Aristide Sartorio.
Riporto i celeberrimi aneddoti nelle versioni di Wikipedia:

Al bar della Camera dei Comuni, la deputata Bessie Braddock lo apostrofò gelida: «Winston, sei ubriaco», lui si alzò e rispose: «Signora, lei è brutta. Ma io domani sarò sobrio».

Ma la sua vera nemica, dentro e fuori il Parlamento dove Churchill non riusciva a capire perché mai dovessero entrare le donne (e perché mai dovessero votare essendo non tanto inferiori, ma diverse) era Nancy Astor, prima donna deputato in G.B. Un giorno gli disse: «Winston, se tu fossi mio marito, ti metterei il veleno nel caffè». E Churchill rispose: «Nancy, se tu fossi mia moglie, lo berrei».


Quanto alla Letteratura, ricordate Mycroft Holmes, il fratello più intelligente di Sherlock? Di ragguardevoli dimensioni, passava le sue giornate bene accomodato su di una poltrona, immagino una chester rosso fuoco, di un vecchio club, il Diogenes. E da lì, per la sua cultura universale, era in grado di fornire una risposta ad ogni quesito, su di un crimine o su di un complesso intrigo internazionale. La sua misoginìa era persino superiore a quello del fratello. Come avrebbe reagito all'annuncio che il governo, per il quale era solito lavorare, s'apprestava ad aprire le porte del suo Diogenes ad una donna? Una donna che avrebbe preferito una granatina ad un bordeaux, lamentandosi per il puzzo del suo Avana.

venerdì 15 giugno 2007

LA GUERRA DI GAZA


Un giornalista che a Gaza viveva da anni mi aveva messo sull'avviso: "Impossibile intervistare qualcuno di Hamas! Prova con qualcuno dell'ANP. Abu Mazen? Un intellettuale, un dissidente. Non conta nulla". Aveva scelto con chi stare. Con Arafat.
Mi misi subito a cercare un contatto con Hamas.
Quelli dell'ANP avevano appena arrestato due giornalisti della BBC, per averci provato.
Un giornalista di una piccolissima tv di Gaza mi ascoltò e mi disse che ci avrebbe provato. Ma i giorni passavano, e sembrava fosse davvero impossibile.
Un pomeriggio, di punto in bianco, fece segno a me e alla mia troupe di salire in fretta sulla sua auto.
Andammo al centro di Gaza. C'era una manifestazione in corso. Una manifestazione di Hamas. Uomini incappucciati. Armi. Bambini che urlavano slogan. Eravamo in pieno Ramadan.
Un vecchio, ai bordi della strada, attirò l'attenzione di uno degli armati. L'operatore che era con me stava fumando. Proibito, secondo il vecchio, che all'armato stava chiedendo di sparare. Per una sigaretta.
Prima che ce ne rendessimo conto, fummo chiusi in una sorta di falange di uomini e ragazzi. Ci spinsero da un lato. Percorremmo qualche centinaio di metri, senza vedere la strada. La falange si riaprì. Da un cancello, sulla destra, venne fuori un uomo alto, con la barba, intorno ai quarant'anni, vestito all'occidentale. Intorno a lui, una poderosa scorta di Kalashnikov.
Il giornalista di Gaza, buon musulmano, lo salutò ritualmente e fece le presentazioni. L'uomo era Ismail Haniyeh. Un dirigente di Hamas. Nel giro di qualche anno, sarebbe diventato il capo del Movimento, e il Capo del Governo dell'Autorità Palestinese.
Parlammo di Israele - che Haniyeh nemmeno nominava: l'Entità, diceva - e della Pace da raggiungere (a prezzo di un ritiro integrale dell'Entità dalla Palestina); della corruzione dell'ANP, di Al Fatah; dei bisogni della gente, dell'arretratezza di Gaza.
Fu molto gentile.
Gaza era priva di strade, di acqua. Quel giornalista, che ad Hamas era molto vicino, mi aveva raccontato della corruzione politica e amministrativa, delle tangenti, dello spreco del denaro americano ed europeo. E delle sciocche decisioni di Israele: sul lavoro, ad esempio, o sull'acqua da destinare ai territori.
Mi raccontò pure di quella strana forma di volontariato che gli aderenti di Hamas svolgevano: metà a sostegno dei più poveri (mense, insegnamento, ricoveri), metà armato (un esercito, embrione di quell'esercito che oggi controlla Gaza).
Di contraddizioni era pieno anche Israele.
Il capo del governo era allora Benjamin Nethanyau. Yitzhak Rabin era stato ucciso da un estremista religioso. Sere prima di Haniyeh, avevo intervistato dei ragazzini in un bar del centro di Gerusalemme. Uno di loro aveva detto: "Ci ammazzeranno tutti". I suoi amici avevano replicato con argomenti pieni di speranza. Meno di un anno dopo, quel bar esplose insieme ad un kamikaze palestinese.
Il quartiere ortodosso era off limits durante lo shabbath. Lo sfiorammo appena, e ci prendemmo la nostra razione di pietrate. Lapidati.
A Palermo, tornai con la convinzione che vi fosse un intreccio di questioni, per noi quasi incomprensibile. E che quel che avevo visto, potesse degenerare in uno scontro terribile.
Ora che a Gaza è guerra civile, che Ismail Haniyeh è stato destituito da Abu Mazen, ripenso a quei giorni, e a quei ragazzini, visti a Gaza e a Gerusalemme. Sono uomini oramai, pronti a spararsi addosso.

giovedì 14 giugno 2007

PUBBLICARE UN LIBRO E' QUASI MEGLIO CHE SCRIVERLO


Si può dire: non capisco nulla di editoria.
Non si può dire: adesso ho capito.
La sola cosa utile, il solo discrimine possibile tra il prima e il dopo, tra assenza e presenza, è lasciarsi attraversare dalla vista di qualche migliaio di libri freschi di stampa e accatastati in magazzino in attesa del distributore.
Quelle parole ripetute e umide d'inchiostro, stampate sulle pagine e avvolte dalla plastica dura degli imballaggi, si staccano dal pensiero che le ha partorite, e si preparano ad una vita adulta.
Ci sarebbe un altro paio di considerazioni.
I libri, dal punto di vista dell'editore, si sentono. Dietro gli occhi che li leggono, la cucina dell'editore s'illumina di rado. Quando accade, i cuochi e gli inservienti si precipitano al banco e alle pentole. Voglio dire che troppi calcoli - sul best seller possibile, da progettare a freddo - sono inutili.
E infine, bisogna conservare manualità, tatto, fiuto. Le case editrici che perdono il gene dell'Officina medievale, il piacere della lettura del manoscritto, il gusto della pubblicazione del libro minore, la passione per quello strano animale che è lo scrittore, hanno dimenticato che pubblicare un libro è quasi meglio che scriverlo.

LO SCOPRIRETE SOLO LEGGENDO


Oramai, carissimi, è come ricevere una Lettera da Vigata.
Ogni libro, ogni racconto, è una confidenza di quel narratore onnisciente che conta i passi e i pensieri di Salvo Montalbano (e le insonnie, ultimamente).
Quest'ultimo, poi, dà una mano ai miscredenti.
Trovandosi a discutere con un cretino, Montalbano glielo dice papale papale: "Sono il gemello dell'Ispettore Maigret".
Per il resto, spiacentissimi per Livia, non vedevamo l'ora che si concedesse, il Commissario, alle generosissime grazie di Ingrid. E se accadde o no, se ci si avvicinò tanto o macari, lo scoprirete solo leggendo La pista di sabbia.