mercoledì 7 novembre 2007

I ROLEX DEI BOSS


Leggo che i boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo, padre e figlio, largheggiavano in generi di lusso: orologi rolex, scarpe di gran marca, cachemire e flanelle (acquistati negli empori della ricchezza cittadina, con i 40.000 euro al mese e le stock option del pizzo); che il figlio frequentava i pub della città, la movida palermitana; che i poliziotti, in quel covo di Giardinello, così chiassoso, poco elegante, hanno ritrovato una sorta di Decalogo del perfetto mafioso, stilato dall'erede di Provenzano alla guida di Cosa Nostra: un prontuario di virtù virili, immagino, dall'omertà all'obbedienza.
Mi pare di cogliere in questi fatti una contraddizione: per quegli uomini, i segni esteriori della ricchezza contavano qualcosa, e la funzione di quei segni (l'attrazione del consenso altrui) prevaleva sulle inviolabili regole della latitanza, sin da quella aurea: la dissimulazione, l'invisibilità.
Quanta differenza con Bernardo Provenzano, arrestato, con la sua cicoria e la sua ricotta, in un vecchio casolare del corleonese!
Forse, a decretar la fine della mafia - insieme alla rivolta sociale, e alla repressione di polizia - sarà la televisione, con la pubblicità: rolex, scarpe, cachemire e flanelle.

1 commento:

creo ha detto...

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buona giornata! :-