lunedì 5 novembre 2007

LA TESTA DI COSA NOSTRA


L'hanno preso. Che sia o no l'erede di Bernardo Provenzano, Salvatore Lo Piccolo ora è in manette. E con lui, il figlio Sandro.
Fuori, adesso, resta Matteo Messina Denaro. Il boss di Castelvetrano preoccupa gli investigatori più del suo (ex) concorrente al trono di Capo dei Capi, perché ritenuto più violento.
La partita che si chiude oggi, decapita definitivamente la mafia palermitana: e in che modo, gli investigatori lo scopriranno analizzando il materiale ritrovato nel covo di Giardinello, dov'era in corso un summit.
Ma l'altra partita, quella che si apre oggi, riguarda, più generalmente, il futuro della lotta alla mafia in Sicilia.

2 commenti:

freesud ha detto...

L'arresto dei Lo Piccolo è un successo delle forze dell'ordine e della magistratura, non certo dei politici.

staff freesud

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Davide Camarrone ha detto...

Parole sante. Però: sono oramai abbastanza vecchio per ricordarmi di quando, le istituzioni, le smontavano pezzo per pezzo, le Squadre Mobili. Magari, dopo un successo, dopo un'operazione clamorosa. Via gli esperti, via i segugi, via gli analisti. Ora, mi pare che vada un po' meglio. E poi. Dobbiamo essere onesti. Anche i poliziotti hanno fatto tesoro della loro esperienza. Sono tornati all'investigazione pura. C'è un aneddoto, al riguardo, che mi piace ricordare. Quando al Questore di Palermo, Giuseppe Caruso, un cronista fece una domanda complicata ("sociologica", diciamo, sulla mafia), rispose né più né meno: sono uno Sbirro. Che poi significa: uno che non dorme la notte, che sta sul pezzo, e non si stanca.