lunedì 22 giugno 2009

UN IRAN DIVERSO

Una delle colpe gravi dell'Occidente consiste nell'aver concepito la Storia, e dunque la Civiltà, come una linea orizzontale, un riverbero della Fede in un mondo migliore di questo.
Questo strano miscuglio d'Illuminismo e Messianismo, ha impedito di guardare alle diversità profonde che contraddistinguono le civiltà diverse dalla nostra, e ha giusticato le pretese imperiali, il colonialismo, la divisione del mondo in aree d'influenza.
La Storia è opportuno che sia conoscenza, a mio modo di vedere, e non primato.
Sicché, risulta poco comprensibile, oggi, a mio parere, quel che accade in Iran.
A Teheran, è vero, si combatte una guerra, è in corso una rivolta.
Leggiamo che i ragazzi scendono in strada, che hanno costumi occidentali, da anni ascoltano la nostra musica, e le ragazze, sotto il velo e le tuniche, s'acconciano alla moda europea.
Ma delle scosse che attraversano il mondo religioso, e dei conversari che da giorni l'ex presidente Rafsanjani, un riformista, intrattiene con numerosi saggi e teologi musulmani, allo scopo d'interdire Khamenei e probabilmente Ahmadinejad, poco o nulla sappiamo.
Quel che m'interessa sapere è se vi sia, tra le due sole strade oggi indicate, la democrazia occidentale e la tirannia dei fanatici, una via diversa, per l'Iran, che sia originale, e magari per noi inaccettabile: espressione di una cultura diversa dalla nostra.
Ma di questo non siamo informati, né forse abbiamo voglia di discutere.

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