mercoledì 24 ottobre 2007

ANCORA SU EBREI E INQUISIZIONE


Sul Post dell'otto d'ottobre, ho scritto che "L'Università di Palermo ha promosso una bella iniziativa. Le Vie dei Tesori. Ma ha anche perso una buona occasione". (Quella di dar vita ad) "una testimonianza concreta e visibile" (dello sterminio del popolo ebraico che per secoli visse in Sicilia). "Una sorta di Yad Vashem. Anche qui, anche a Palermo. Il Museo dell'Inquisizione progettato dall'Università è un Museo dedicato alla memoria dei carnefici. Mi piacerebbe che, prima di quella, si pensasse alla memoria delle loro vittime".
Su queste ultime due frasi, e sulla perdita di "una buona occasione", ho ricevuto delle critiche, garbatissime ma ferme, da parte di una delle promotrici delle Vie dei Tesori (un'iniziativa che, peraltro, io ritengo complessivamente ben fatta e capace di suscitare altre buone iniziative).
Mi è stato detto: non hai (non ho, ndr) tenuto conto di una conferenza fatta sullo sterminio e sulla cacciata degli ebrei della Sicilia, degli studi che si stanno promuovendo sull'argomento e di un convegno che si terrà nel marzo prossimo.
Faccio dunque pubblica ammenda. Il 13 ottobre si è effettivamente tenuta una conferenza sul tema. Una dei due relatori ad un incontro battezzato "I segreti dell'Inquisizione", Maria Sofia Messana, si è soffermata sulla questione. Però. Io ho scritto quel Post 5 giorni prima dello svolgimento della conferenza. E nulla, nel programma delle manifestazioni, lasciava presagire che di quell'argomento la relatrice avrebbe trattato. Così come, nel programma, nulla si dice a proposito di: ebrei, giudei, israeliti, stirpe di Mosé, figli di David, marrani, conversi. Salvo un accenno, più generale, nel tema di un altro dibattito: "Sabato 20 ottobre - ore 19.00 - Cripta delle Repentite: Santi, pentiti, convertiti (Giuffrida, Montanari, Salerno, Torcivia)". I convertiti (ebrei ed altri). I conversos. Non avendo seguito tutti i dibattiti, non sapevo si fosse discusso dell'argomento. In metà di un incontro su 39. Ripeto. Faccio pubblica ammenda.
In più - sia sull'occasione perduta sia sul tema: Il Museo dell'Inquisizione o delle vittime dell'Inquisizione? - vorrei aggiungere. Si è sempre parlato, finora, a proposito della destinazione futura dell'edificio annesso al palazzo che fu della "Santa Inquisizione", lo Steri (e cioè delle "Carceri della Santa Inquisizione"), della volontà di dar vita ad un "Museo dell'Inquisizione". Con semplificazione giornalistica, certo. Mai smentita, però.
Proponevo che - con un "Museo delle vittime dell'Inquisizione", e con l'arbitraria esaltazione di una parte della più complessa storia dell'Inquisizione medesima: la vicenda ebraica - si raccontasse la vicenda di quella Comunità laddove resiste ancora qualche segno della sua presenza. Gli altri segni, a Palermo, sono stati doviziosamente cancellati: le case, le botteghe, le sinagoghe.
Preciso pure ciò che dovrebbe esser chiarissimo (il malinteso è sempre in agguato). Con la frase "Il Museo dell'Inquisizione progettato dall'Università è un Museo dedicato alla memoria dei carnefici" volevo dire solo quel che avevo scritto: un Museo "dell'Inquisizione" è dedicato all'Inquisizione, e dunque alla sua storia (orribile), ai suoi metodi di persuasione (diabolici), alla sua intenzionale volontà di sterminio. Non attribuivo pertanto a questa volontà di dedicarlo all'Inquisizione, alcun significato che non fosse quello sano e condivisibile d'indurre alla ripulsa morale i visitatori.
Il punto è: mi sembra uno spreco.
Avevo chiesto che si privilegiasse la memoria delle vittime non per un'oziosa disquisizione nominalistica (del genere politically correct), bensì per rimediare, sia pure con gravissimo ritardo, ad un'antica colpa della nostra Comunità (di Palermo e non della sola Università): la cancellazione della Catastrofe, della Shoah, che nella nostra terra colpì la Comunità ebraica: la ghettizzazione prima, e lo sterminio o la cacciata di chi restava, poi.
Nelle nostre scuole, di questo non si parla. Sappiamo degli arabi, dei normanni. E più indietro, dei fenici e dei romani. Più avanti, dei francesi e degli spagnoli. Qualcosa sappiamo a proposito dei bizantini. Ma degli ebrei? Delle città ebraiche fondate in Sicilia? Salemi non vi ricorda forse Shalom? E sappiamo forse della convivenza tra arabi ed ebrei? E del declino di quello spirito, che indusse a formidabili atti di violenza, e d'indifferenza?
L'occasione di ricordare è persa, se è persa, dall'intera Comunità di Palermo, ancora una volta. La mia proposta, però, testardamente, resta in piedi: un Museo delle vittime dell'Inquisizione, che racconti, attraverso ciò che è raffigurato dentro quel Palazzo, quel che avvenne fuori, tra le strade e i vicoli della città, a Palermo e a Trapani e altrove in Sicilia.
La nemesi è in questo. Nel luogo che servì a cancellare, sono rimaste le ultime tracce di ciò che si voleva rassegnare all'oblìo.

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