domenica 3 giugno 2007

URLO


Avete letto qualcosa, di recente, sulla necessità di erigere un muro sanitario tra Letteratura e Genere? Illustri critici hanno scritto un libretto incandescente, sull'argomento.
Non so voi, ma io non capisco il problema.
Prendete l'Urlo, del simpatico Munch.
Alle spalle del protagonista, ad una decina di passi di distanza, camminano due uomini. Su quello che sembra un ponte. Forse lo stanno seguendo. Forse stanno per raggiungerlo. Lui è terrorizzato. Usa le mani come un megafono. E urla. Per chiedere aiuto. A te che lo stai guardando.
Oppure.
I due parlano tra di loro. O si scambiano pigre impressioni. Nemmeno lo hanno notato, quell'ometto. Lui, per parte sua, non vuole che essi si accorgano della sua disperazione, e cinge quell'urlo con le mani: a contenerlo. E a rivolgerlo a te, soltanto a te (che sei la causa di tutto).
La paura è comunque sua. Ma cambiano le ragioni di quella paura.
E i due in fondo alla strada? Che intenzioni hanno? Vogliono fargli del male? Sono dei matti?
E tu che guardi? Sei coinvolto? Sei una possibile vittima casuale, alla maniera del buon vecchio Hitchcock? O sei il possibile assassino? E per quale ragione l'assassino, in un giallo, non è mai il Lettore?
E' un giallo, Sissignore.
E di conseguenza, mi chiedo: l'Urlo è pittura di serie B? Arte di genere? Degenerata?

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Non si può sminuire così un quadro di tale importanza.L'urlo rappresenta l'incomunicabilità,il disaggio interiore.I due personaggi sono amici di Munch che proseguono la passeggiata non accorgendosi del disagio dell'amico.
Non sono di certo un critico d'arte,ma non si può parlare di un'opera senza conoscerne il significato.Tania

Davide Camarrone ha detto...

Cara Tania.
Scusa la banalità, ma senza il mistero che è in quell'urlo, il quadro di Munch sarebbe del tutto insignificante.
Di questo volevo parlare - del Mistero - e per questo ho preso a testimone un capolavoro.
Il quadro è pervaso da un'atmosfera cupa, minacciosa. E un uomo che urla, in direzione di qualcuno che lo sta osservando - e siamo noi che guardiamo il quadro - cerca di comunicare qualcosa.
Con un urlo in piena regola, udibile anche da quegli uomini.
O con un urlo soffocato, "visibile", e non udibile, dal suo destinatario: noi che guardiamo.
L'incomunicabilità è la fonte di quella paura che origina l'Urlo.
E' questa la lettura che diamo. Io e te. Bene.
Ma sappiamo, io e tu, che un'opera smette di appartenere all'autore quando egli la completa, e se ne separa.
Essa acquisisce significati nuovi, diversi, imprevisti.
Io, nell'Urlo, ho trovato un significato potenzialmente differente.
E l'ho utilizzato.
E' quello che ho esposto nel Blog ed ora riepilogato in questa risposta al tuo Commento.
La similitudine con quella che io chiamo Letteratura ed altri Genere sta anche in questo.
Nella possibilità di trovare significati nuovi, diversi, imprevisti.
Spero tu possa perdonarmi della mia scorrettezza.
Davide